Home Monthly Archives
Monthly Archives

novembre 2015

Alpenpalace

Alpenpalace lusso ad alta quota

di ALESSANDRA LEPRI.

E’ stato recentemente premiato come migliore nuovo albergo d’Europa l’elegante “gioiello di famiglia” di Jonas Mairhofer dal press club internazionale “Gotha del Gusto”. Indimenticabile l’atmosfera cordiale che accoglie i clienti, così come l’alto livello dei servizi, la qualità del ristorante, la cura dell’arredamento e soprattutto l’area benessere. Questa interessante realtà alberghiera, costruita sull’esperienza e la sensibilità della famiglia Mairhofer con gusto e rispetto della tradizione, ha scelto la strada dell’innovazione e dell’ecocompatibilità, attraverso l’impiego di materie prime selezionate e soluzioni architettoniche nel pieno rispetto dell’ambiente. Si trova a due passi da Brunico, nel cuore della Valle Aurina, meta ideale per vacanze sia estive che invernali, affascinante per i castelli da scoprire, le alte vette da conquistare, il parco nazionale, le passeggiate e l’attività sciistica. Assolutamente da non perdere l’area wellness, che merita da sola un soggiorno all’Alpenpalace. In linea con la rinomata vocazione altoatesina all’ineccepibile ospitalità, è d’obbligo un bagno, a qualsiasi temperatura, nelle splendide piscine all’aperto, con la cornice dei panorami mozzafiato, le cime innevate, i verdi intensi dei boschi, i profumi delle erbe alpine. Collegate alla struttura con pietre scaldate per minimizzare l’impatto con la temperatura esterna, regalano al corpo e alla mente un’immediata sensazione di benessere. All’interno un interessante e accurato percorso di bagni di vapore, salini o aromatizzati alle erbe, e una rilassante grotta con parete a gradazione salina con pruno selvatico, per unire i benefici dell’aria salmastra a quelli delle piante.

Alpenpalace Deluxe Hotel & Spa Resort
via Gisse 83
San Giovanni in Valle Aurina (Bz)

 

Alpenpalace 1 Alpenpalace 3

24/11/2015 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
io6

Hotel des Bains amato da Thomas Mann

di JACOPO RISICI.

Thomas Mann ci villeggiò nel 1911, vi scovò i caratteri e vi ambientò “Morte a Venezia”. Luchino Visconti nel ’71 vi girò il suo capolavoro di sfarzosa decadenza. Ora, venduti gli arredi, dell’Hotel des Bains al Lido non resta che lo scheletro svuotato.
Per questo ci affascina, per questo è il primo albergo dandy di cui vogliamo parlare in questa sezione di pfgstyletravel. Perché, nell’ingombrante assenza delle sue pietre svuotate, il Des Bains è una figura retorica fissata nella mente, nel gusto, nella grana di vecchie fotografie in bianco e nero, nelle pagine ogni anno ristampate e rilette di un grande breve romanzo, nella pellicola di un esteta come Visconti. Ombra e memoria di un modo di esistere forse anch’esso svuotato dal mercato.
«Ma le parti monumentali sono state protette», ha garantito la soprintendente ai Beni architettonici: «e, smantellate le tramezzature come i cartongessi arabeggianti anni Settanta e Novanta, i mobili originali sono al sicuro in un capannone a Mirano».
Quanto all’Ospedale al mare, costruito nel 1870, rifatto nel ’33, chiuso nel 2006, che in uno degli antichi padiglioni ospita il Teatro Marinoni bene comune, il Comune l’ha venduto alla Cassa depositi e prestiti per 50 milioni. Ma resta anch’esso abbandonato. Come le caserme nel nord dell’isola e le colonie deserte a sud degli Alberoni.

25/11/2015 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Brueghel

Brueghel, capolavori dell’arte fiamminga

di ROBERTO DI CARO.

Certo, la puoi visitare come di solito si fa con una mostra o un museo, “Brueghel, capolavori dell’arte fiamminga” (a Bologna, palazzo Albergati, fino al 28 febbraio 2016, prodotta da Arthemisia Group): ossia un quadro appresso all’altro, un occhio a come negli anni varia lo stile e un altro al contesto, quei contemporanei che per ormai usuale propensione al didascalico dei curatori contornano le opere maggiori in esposizione.

Ma c’è un altro modo di girovagare per i due piani del palazzo, suggerito proprio dai curatori Sergio Gaddi e Andrea Wandschneider e dall’impianto stesso della mostra: quello di studiare, attraverso le opere e come in trasparenze, un marchio, un brand, un “modello di business”, diremmo oggi, di straordinario successo. Costruito con acume e mantenuto con costanti adeguamenti per 150 anni fra Cinque e Seicento. Maturato in scelte stilistiche pensate come strategie di marketing aziendale e familiare, a loro modo dinastiche. Una “factory” con rifacimenti e varianti una generazione dopo l’altra, altro che i multipli di Warhol: dal fondatore Pieter Brughel il Vecchio ai figli Pieter Brueghel il Giovane e Jan Brueghel il Vecchio e poi Jan Brueghel il Giovane, ma anche suoceri e generi come David Teniers, nipoti come Ambrosius e Jan il giovane, e pronipoti tutti Jan o Pieter o Abraham o David, ché va bene l’individualità ma ciò che vendi è la ditta, il marchio, il brand, impresa familiare allargata per cooptazione nuziale, cinque o sei generazioni: una rarità, oggi che meno di un quarto delle imprese sopravvive al primo passaggio di padre in figli.

Brueghel
Un accorto marketing che ben sa cosa vuole il mercato, cosa chiedono i committenti: ai mercanti, quei fiori allora appena giunti dal Nuovo Mondo e quasi sconosciuti ma anche incisioni di grandi navi precise nei più minuti dettagli, tuttora fonte primaria per gli storici della navigazione; alla ricca borghesia degli affari e della moneta, le bizzarre allegorie dei quattro elementi nonché di amore, guerra e pace; a un mercato in espansione anche per tasche non da re, quei paesaggi fluviali stemperati tra i boschi, il minuto realismo del quotidiano, la taverna dei giocatori, e le danze, i balli, i matrimoni, quelle sfrenate feste popolari ai limiti dell’osceno, facce beone e ricche libagioni, che chi se lo poteva permettere si metteva in casa in effigie. Perché quelli erano sì secoli di guerre ma anche di conquista degli oceani e del benessere a suon di traffici e scambi e monete d’oro. Una forza vitale che quella stessa terra, oggi Belgio, non sembra più possedere.

Brueghel

25/11/2015 1 comment
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
doisneau-duras1-1170x975

5 bistrot a Parigi da non perdere

Chez Marianne, 2 rue des Hospitalières Saint Gervais

Si trova nello splendido quartiere Marais, si mangia benissimo e si respirano profumi di artista. Potete gustare la tipica cucina francese oppure un mix arabo e francese, o cucina kosher. Assaggi abbondanti e pane nero, meraviglioso il taboulé. Il posto giusto è Chez Marianne. Con circa 20 Euro vi saranno portati 10 assaggi formidabili, accompagnati da uno sfizioso pane nero.

Le Café Antoine, 17 rue Jean de La Fontaine

Si trova in uno dei quartieri più lussuosi della città, nel XVI arrondissement. Costruito nel 1911 sotto la guida di Hector Guimard, maestro dell’Art Nouveau parigina, quello che disegnato gli ingressi della metropolitana tanto per capirci, è un piccolo gioiello da gustare con calma. Andateci di sera e vi trovate intellettuali e scrittori che mangiano zuppa di cipolla. E anche la redazione di Radio France che si trova proprio lì vicino.

Café de la Paix, 12 bd. des Capucines

In perfetto stile liberty questo locale si affaccia sulla strada e leggere seduti con una spremuta di arancia e un croissant caldo non ha eguali. Se ci andate a pranzo non perdetevi le ostriche e un plateau de mer da assaporare con un Petit Chablis.

Café de Flore, 172 bd. Saint Germain

Se volete respirare la Parigi colta e fumosa andate in questo locale. Agli stessi tavoli sedevano Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Pablo Picasso, Albert Camus. Qui sembra che il tempo non sia passato, meraviglioso all’ora dell’aperitivo, con un Pernod sopra il tavolo. Non è economico affatto, ma la storia ha anche un suo prezzo.

Cave La Bourgogne, 44 rue Mouffetard

Situato davanti all’église Saint-Médard, la Bourgogne è un locale meraviglisoo soprattutto la domenica. Poco turistico, vi propone piatti francesi e combinazioni eccellenti. Tanto per dire: jambon cru, pâté, rosette, saucisson, saucisse sèche, fromage cantal o, a 10 euro, un’insalata basse-cour (tomate, blanc de poulet, maïs, riz et oeuf dur).

25/11/2015 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Guida di New York

 

Le City Guide Louis Vuitton

Le City Guide Louis Vuitton riflettono lo sguardo esclusivo della Maison sul mondo, attraverso una selezione di indirizzi originali e un po’ insoliti. Illustrata dalle splendide fotografie del collettivo Tendance Floue, questa nuova edizione della City Guide New York vi condurrà nel cuore di una città che non dorme mai. Scaricate la nuova City Guide New York per iPhone e iPad direttamente dall’App Store della Maison.

25/11/2015 0 comment
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Translate »