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Cultura

Il programma di Artefiera 2018

di Patrizia Finucci Gallo

Opera in apertura Thank You di Mel Bochner, 2016

Grandi aspettative per l’apertura della 42ma edizione di Artefiera, una delle più importanti manifestazioni legate all’arte, che aprirà i battenti a Bologna dal 2 al 5 febbraio. 

La nuova direzione artistica, affidata a Lorenzo Balbi, propone per la città un progetto speciale e dieci eventi gratuiti in dieci diverse location con mostre, performance e installazioni.

A cominciare dalla prima assoluta per l’Italia di Tunguska Event, History Marches on a Table, un progetto curato dall’artista russo Vadim Zakharov, e ideato in occasione del centenario della Rivoluzione Russa.


ARTEFIERA A BOLOGNA 10 APPUNTAMENTI GRATUITI IN DIECI DIVERSE LOCATION


Torna Artefiera a Bologna

Landscape di Bruno Muzzolini 2008

Un insolito palcoscenico, che vedrà gli invitati seduti intorno a un tavolo lungo diversi metri apparecchiato in modalità pranzo, per raccontare alcuni eventi importanti accaduti nella prima metà del Novecento, tra il 1904 e il 1917, partendo proprio dall’ingresso in guerra della Russia e del Giappone.

La mostra curata dallo stesso Balbi, Ungrammatical di Katarina Zdjelar dove le opere sono in relazione all’architettura circostante, consente anche di vedere il Padiglione de L’Esprit Nouveau un gioiellino rimesso a nuovo, replica perfetta dell’edificio ideato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret per l’Esposizione universale di Parigi del 1925.

Per quanto riguarda la mostra mercato troverete nei padiglioni 25 e 26 un totale di 182 espositori, di cui 152 gallerie e 30 operatori che lavorano nell’editoria.

E la sera di sabato 3 febbraio ci aspetta la Art City White Night, con aperture straordinarie fino a mezzanotte di gallerie, musei e luoghi di interesse culturale.

24/01/2018 0 comment
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Mostra a Bologna René Paresce

di PATRIZIA FINUCCI GALLO

patriziafinuccigallo@gmail.com

Ci sono personaggi e storie che vengono alla luce quasi per magia, che appaiono come una colomba bianca sotto il fazzoletto di un bravo prestigiatore. Ed è proprio la domanda chiave a dare una risposta logica: non è che non hai visto la colomba perché non c’era. E’ sempre stata là, ma non l’hai voluta vedere. Non hai osservato bene. Non sei stato abbastanza veloce per intravederne la coda, oppure sufficientemente incantato da poterla immaginare.

Ecco, per René Paresce, uno dei protagonisti del movimento artistico degli Italiens de Paris, è andata un po’ così. C’erano Massimo Campigli, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Gino Severini, Alberto Savinio, Mario Tozzi: tutti uniti, tra gli anni Venti e Trenta, per rilanciare l’arte italiana nella capitale francese fra sperimentazioni tecniche miste a modernità ed elementi rinascimentali.

Ma a René Paresce, pittore e fisico, la storia ha regalato poco e con la colomba dell’illusionista ha condiviso la sorte, finché una bella prestigiatrice ha sollevato il velo e lo ha portato alla luce. Meglio, lo ha messo al centro di tutto, persino della sua vita. Si chiama Rachele Ferrario, storica e critica d’arte contemporanea, nel 1998 ha scoperto un nucleo di opere inedite di Paresce e di lui ha curato una serie di antologiche, ha scritto un libro per Sellerio (Lo scrittore che dipinse l’atomo. Vita di René Paresce da Palermo a Parigi) e ora a Bologna ha curato la mostra dal titolo René Paresce Italiani a Parigi.

Si tratta di 73 opere che raccontano la sfida lanciata a Parigi da Les Italiens, alcuni tra gli inventori della mitologia e dell’arte legata all’idea della mediterraneità. Al centro lui, René, con un immenso autoritratto in cima alla scala che porta alla mostra e poi il dipinto vero, illuminante appena varcata la soglia del primo piano. L’effetto è proprio una narrazione artistica di un periodo, a cavallo tra il 1928 e il 1933, di grande fervore intellettuale per i pittori italiani che avevano eletto Parigi a loro patria.

La mostra, organizzata da Genus Bononiae, resterà aperta al pubblico fino al 25 febbraio ed è stata allestita presso il Museo e l’Oratorio di Santa Maria della Vita (altro capolavoro monumentale che custodisce al suo interno il famoso Compianto sul Cristo Morto di Niccolò dell’Arca).

11_Paresxe - La pesca miracolosa

René Paresce La pesca miracolosa, 1932 Olio su tela, cm. 72×91

10_Paresce - La partenza

René Paresce La partenza, 1932 Olio su tela, cm. 73×93 Casa-Museo Boschi Di Stefano, Milano

2_de Chirico - Meubles dans une vallée

2_de Chirico – Meubles dans une vallée

de Pisis - Il piede romano

de Pisis – Il piede romano

Savinio - Tombeau d'un roi maure

Savinio – Tombeau d’un roi maure

12_Paresce - La notte

12_Paresce – La notte

07/12/2017 0 comment
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MERENGUE PATRIMONIO DELL'UMANITA

lI Merengue, ritmo musicale della Repubblica Dominicana, è stato appena dichiarato dall’Unesco, Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità  in quanto simbolo della storia e della cultura del paese. Questo ritmo gioioso infatti invade ogni ambito della vita quotidiana dei dominicani ed è presente nelle relazioni private e familiari, nei momenti di festa e persino nella manifestazioni a carattere politico.

La musica rappresenta da sempre un elemento fondamentale nell’isola: non c’è casa, strada o spiaggia dove non regni sovrano il suo ritmo contagioso. Non sorprende, quindi, che la gente si lasci spesso prendere dalle note e dai canti o improvvisi qualche passo di merengue o anche di bachata e son.

Il Ministro del Turismo Francisco Javier Garcia ha così dichiarato: “Siamo davvero felici di questo importante riconoscimento perché il merengue è l’espressione dell’identità e dell’allegria del nostro popolo che ora si manifesta a tutto il mondo” – e prosegue “il merengue ha un potere aggregante in quanto contribuisce alla convivenza pacifica tra le comunità e riesce ad attrarre classi sociali differenti”- ha concluso Garcia.

Nato da influenze spagnole, africane e indigene, la formazione musicale base del merengue comprende il “cuatro”, una chitarra a quattro corde, la “guira”, uno strumento a percussione, e il tamburello. Nel 1870 il “cuatro” è stato sostituito dalla fisarmonica, a cui è segue poi la comparsa di sassofono, basso e pianoforte.

Oggi, il merengue è suonato da grandi musicisti che l’hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Tra questi possiamo citare Joseíto Mateo, Juan Luis Guerra, Johnny Ventura, Milly Quezada, Wilfrido Vargas, Fernando Villalona, i Rosario Brothers ed Eddy Herrera.

Joseíto Mateo,

Questo ritmo oltre a popolare tutte le feste tradizionali del paese, è celebrato a fine luglio in un Festival del Merengue nella capitale Santo Domingo che per l’occasione si anima con esibizioni folkloristiche in costume, mercatini di artigianato, feste ed eventi dedicati alla gastronomia locale.

Il merengue diventa il protagonista incontrastato per giorni e notti di grande festa, in cui la capitale dominicana si trasforma in un’autentica pista da ballo a cielo aperto.

Joseíto Mateo,

15/12/2016 0 comment
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LOVEAT

Si chiama LovEat e sarà la prima fiera delle Eccellenze alimentari e non solo:, un percorso enogastronomico completo che è in programma al Pala Expo di Venezia dal 2 al 4 dicembre prossimi. Presenti 250 produttore specializzati. Alla conferenza stappa di presentazione è stato reso noto anche il testimonial d’eccezione, si tratta del giornalista e scrittore Gioacchino Bonsignore.
“Fin dall’anno 1000 Venezia è una fiera a cielo aperto, non solo crocevia ma vera e propria meta di scambi tra Oriente e Occidente – hanno detto gli organizzatori – i Veneziani diffondono e al contempo fanno propri gli usi e i costumi alimentari dei popoli che incontrano. LovEat a Venezia chiude il cerchio tra storia, innovazione e cooperazione internazionale”

Tanti gli eventi in programma, fra questi un focus dedicato all’export nei Paesi asiatici grazie alle partnership con società specializzate come Stile Italiano, inserito nel tessuto commerciale cinese. Ma anche tanti gustosi   showcooking, interessanti seminari  e workshop tematici dedicati alla Dieta Mediterranea e alla Salute & Alimentazione

 

 

13/07/2016 0 comment
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COLLISIONI

Nella splendida cornice delle Langhe piemontesi ritorna Collisioni, il festival agrirock di letteratura vino e musica, che aprirà i battenti  dal 14 al 18 luglio nella città di Barolo, in provincia di Cuneo. Il tema di questa ottava edizione è Stranger, un omaggio a David Bowie, ma anche alla paura che abbiamo dopo i numerosi attentati compiuti in questi ultimo anni. Una paura che non ci deve separare e proprio per questo il festival ha i toni della condivisone. Della partecipazione, con un calendario cinematografico di grande tenore,  sarà infatti presente Atom Egoyan, autore di Remember candidato quale miglior film straniero al David di Donatello e il grande Abel Ferrara. Ma anche tanti nomi della musica internazionale, dai Modàa a Elton John, da Marco Mengoni a Mika ai Negramaro.

IL PROGRAMMA LO TROVATE CLICCANDO QUI

COLLISIONI

Ci saranno anche vini da degustare dunque, all’insegna della celebrazione di un territorio ricco di vigneti pregiati.  Fra le indicazioni di PFGSTYLE TRAVEL l’azienda Tenuta San Pietro di Tassarolo con una produzione di vini biologici e biodinamici. Tenuta San Pietro porterà in degustazione vini “vivi”, prodotti da piante che crescono su terreni “sani e vitali”, lavorati secondo i criteri dell’antroposofia di Rudolf Steiner. Le vigne sono trattate solo con composti che si producono direttamente nelle campagne della Tenuta San Pietro, nessun composto chimico né in campagna né in cantina.

“Da anni siamo impegnati nella produzione biologica e biodinamica dei vini, e questa filosofia di rispetto della natura e dei suoi cicli di vita, ci guida verso una visione sempre più attenta e consapevole della realtà in cui viviamo, comprese le sue forme artistiche più alte come quelle che Collisioni ogni anno propone – spiega Corrado Alota titolare della Tenuta San Pietro – abbiamo deciso di partecipare al Progetto Vino, perché crediamo che i nostri vini potranno essere i portavoce dell’etica sulla quale abbiamo edificato con tenacia e sacrificio la nostra cantina e speriamo che meglio di noi, possano raccontare la storia millenaria dei nostri vigneti ed i nostri progetti futuri.”

COLLISIONI

VINI IN DEGUSTAZIONE
Gavi San Pietro 2015: emblema dell’azienda, riconosciuta in tutto il mondo per la sua bottiglia trasparente e per la particolarità della sua etichetta. L’elegante etichetta di Gavi San Pietro per la sua completezza ed esaustività quasi ad essere già una scheda tecnica, è tra le poche etichette al mondo che non ha avuto bisogno di essere tradotta per l’esportazione nei paesi extra europei, perché già immediatamente comprensiva.
Gavi Il Mandoro 2015 : linea Eccellenza dell’azienda, prodotto con le uve di un singolo vigneto denominato “Il Mandorlo”, tra i più storici della Tenuta.
Nero San Pietro Monferrato DOC Rosso 2013: nasce dall’assemblaggio di Barbera ed Albarossa, pianta autoctona piemontese incrocio tra Barbera e Nebbiolo, dal cromatismo intenso, profumo molto vinoso e tannini importanti, ed una piccola parte di Cabernet Sauvignon.
Bellavita Monferrato DOC Rosso 2012: la sua base proviene da una parte dell’assemblaggio del Nero San Pietro (Barbera, Albarossa e Cabernet), a fine fermentazione alcolica e malolattica una parte di questo vino viene messo in barriques di rovere francese, sempre rigorosamente nuove e con una tostatura molto leggera, per almeno due anni.
Brut San Pietro VSQ Vino Spumante di Qualità: nasce dall’assemblaggio delle uve Cortese e Chardonnay pigiate insieme, il mosto ottenuto, dopo la decantazione naturale, viene trasferito in autoclave. Le uve vengono raccolte a metà agosto quando il grappolo non è ancora perfettamente maturo per garantire l’acidità necessaria per la produzione di questo spumante.
Rosè San Pietro Brut VSQ Vino Spumante di Qualità: prodotto con uve di Albarossa raccolte in anticipo quando il grappolo non è ancora perfettamente maturo, per garantire la giusta acidità. Espressivo, seducente e ben equilibrato, la sua ricchezza si ritrova nei dettagli: dalla struttura delicata al palato, alla vibrante acidità finemente armonizzata con aromi di ribes, fragole e spezie.

COLLISIONI

07/07/2016 1 comment
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BANFF MOUNTAIN FILM FESTIVAL È PARTITO IL TOUR ITALIANO
BANFF MOUNTAIN FILM FESTIVAL È PARTITO IL TOUR ITALIANO
BANFF MOUNTAIN FILM FESTIVAL È PARTITO IL TOUR ITALIANO

Banff Mountain Film Festival è partition tour italiano

Sono sempre sfide, spesso personali, quelle che si fanno in alta montagna. Si scalano vette con la stessa difficoltà e testardaggine con cui si affrontano i sogni, perché le mete raggiunte sono come tasselli mancanti. In quel caleidoscopio straordinario che si chiama personalità. E nel continuo divenire, cambiamento, frustrazione e accettazione di sé ecco che gli sport estremi giocano un ruolo psicologico, rafforzando una carica interiore o un cedimento strutturale dell’anima. Ed è proprio questo che rende affascinante il Banff Mountain Film Festival, è proprio guardando le imprese leggendarie di alcuni protagonisti che capisce cosa vuol dire alzare l’asta delle emozioni. Giunto alla quarta edizione questo appuntamento con gli sport estremi rilancia nell’edizione 2016  otto nuove serate,e raggiungendo un totale di 24 tappe italiane.

Dedicato agli appassionati di montagna e outdoor, offre un’accurata selezione dei migliori corto-medio metraggi presentati alla 40ma edizione del festival canadese: sci, alpinismo, freeride, arrampicata ma anche mountain bike, parapendio e kayak. Ogni serata sono circa due ore di proiezioni.

Banff Mountain Film Festival è partito il tour italiano. Ecco i temi:

Se sciare alla luce della luna è un’esperienza che molte persone hanno fatto, lo stesso non si può dire di un’eclisse totale di sole, un evento quanto mai raro. Eclipse, per la regia di Anthony Bonello e premiato come Best Film Snow Sports, è tra i film in programma e racconta la realizzazione di una grande avventura alle Svalbard, alla caccia della foto perfetta. A questo si aggiunge Chasing Niagara, che racconta il sogno ambizioso di scendere in kayak le cascate del Niagara, premiato a Banff come Best Film Mountain Sport: un’emozionante storia di amicizia tra un gruppo di kayaker con la voglia di alzare sempre l’asticella dei propri limiti… e un finale inaspettato. Non mancherà naturalmente l’arrampicata e, questa volta, la protagonista è una donna. In Golden Gate, la climber americana Emily Harrington si misura con le difficoltà della salita in libera di una delle più famose vie di arrampicata su El Capitan, a Yosemite.

È possibile acquistare i biglietti online al prezzo di prevendita di 15 €, mentre la sera stessa dell’evento al botteghino il costo del biglietto sarà di 16€.

Banff Mountain Film Festival World Tour Italy 2016 – Il Calendario

· Padova, 4 aprile 2016 – Cinema MPX – Pio X, ore 20,30
· Morbegno (Sondrio), 7 aprile 2016 – Cinema Pedretti, ore 20,30
· Casatenovo (Lecco), 8 aprile 2016 – Cinema Auditorium, ore 20,30
· Firenze, 11 aprile 2016 – Cinema Odeon, ore 20,30
· Roma, 12 aprile 2016 – Cinema Moderno-The Space Cinema, ore 20,30
· Terni, 13 aprile 2016 – Cinema Cityplex Politeama Lucioli, ore 20,30
· L’Aquila, 14 aprile 2016 – Cinema Movieplex, ore 20,30
· Cuneo, 20 aprile 2016 – Cinema Monviso
· Champoluc-Ayas (Aosta), 22 agosto, Centro Congressi MonterosaTerme, ore 20,45
· Cortina (Belluno), 25 agosto, Centro Congressi Alexander Girardi Hall, ore 20,45

BMFFWT-ITALY2016_Beat Down Credit Camp4_0 BMFFWT-ITALY2016_Chasing Niagara 01 Matt BakerBMFFWT-ITALY2016_Golden Gate 04 Jon Glassberg Louder Than Eleven BMFFWT-ITALY2016_Golden Gate 06 Jon Glassberg Louder Than ElevenBMFFWT-ITALY2016_Living Rivers Surf 08 Max LoweBanff Mountain Film FestivalBMFFWT-ITALY2016_Degrees North 01 Tero RepoBMFFWT-ITALY2016_Degrees North 02 Tero RepoBMFFWT-ITALY2016_Golden Gate 01 Jon Glassberg Louder Than Eleven

23/03/2016 0 comment
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PFGSTYLE TRAVEL

STREET ART DA BANKSY A BLU PASSANDO PER KEITH HARING E LADY PINK. UNA MOSTRA A BOLOGNA CELEBRA L’ARTE DI STRADA

Li chiamavano imbrattatori di muri e di saracinesche, fino a riconoscerli come artisti portatori sani di contenuti sociali e politici. Poi li hanno inglobati nel graffittismo e infine riconosciuti nell’etichetta “street art”. Che ricorda un po’ lo street style legato al modo della moda, con gli stessi vizi dell’esibizionismo. Infine hanno preso i disegni dalla strada, nel vero senso della parola smembrando mura e cancellate, per collocarli all’interno del Museo della Storia di Bologna, dando vita alla prima mostra dell’arte urbana. Non sono ancora aperte le porte al pubblico di ‘Street art Banksy&Co. – L’arte allo stato urbano’, in mostra da oggi e fino al 26 giugno, che è già polemica avanzata: prima l’artista Blu ha cancellato i suoi graffiti dalle pareti della città, poi la protesta organizzata per domenica (dress code, tanto per fare riferimento alla moda di cui sopra, l’abito blu ) proprio davanti a Palazzo Pepoli sede della mostra. Il motivo è piuttosto chiaro: non si può ingabbiare un’opera destinata a tutti e creata con l’intento di essere vissuta. Se cade il muro muore anche il suo contenuto, cosicché il valore dell’oggetto artistico esiste fino al suo deterioramento. E su questo siamo tutti d’accordo. Tuttavia alla prima per la stampa non ho visto un’accozzaglia di contenuti, o una scia di scritti appiccicati, piuttosto una composizione storica e culturale di un fenomeno vivo da cinquant’anni, la cui interpretazione adesso mi pare chiara.

Ora che la vedo appoggiata alle pareti di un museo, ora che mi spiega il linguaggio dell’arte di strada, nella New York degli anni ’70 e ’80 ( in pratica una mostra nella mostra nella quale si possono vedere le opere dei più grandi graffiti writers e street artists statunitensi come Dondi White, Keith Haring e Lady Pink) e nell’Italia delle rivolte e dei centri sociali. Insomma un linguaggio decodificato, giusto per i comuni mortali, che possa rispondere a certi, lontani quesiti dell’uomo appunto di strada: “ma perché sporcano i muri con quelle scritte?”

Il mio consiglio è di godervi questa avventura, perché la mostra è bella e ci racconta emotivamente di più su certe belle battaglie. Il rischio è che qualche vero imbrattatore sogni di finire in un museo.

Street art Banksy&Co. – L’arte allo stato urbano, mostra curata da Luca Ciancabilla e Christian Omodeo

dal 19 marzo al 26 giugno Palazzo Pepoli – Museo della storia di Bologna

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | "Girl with Gasmask" | Exhibitionview: "Beyond melancholia. Sammlung Reinking | Museum für Völkerkunde Hamburg | 1" | Museum für Völkerkunde | 15.06. - 28.09.2014 | Courtesy: Sammlung Reinking / Museum für Völkerkunde Hamburg | Photo: MRpro

Banksy | “Girl with Gasmask” | Exhibitionview: “Beyond melancholia. Sammlung Reinking | Museum für Völkerkunde Hamburg | 1” | Museum für Völkerkunde | 15.06. – 28.09.2014 | Courtesy: Sammlung Reinking / Museum für Völkerkunde Hamburg | Photo: MRpro

Blu | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Blu | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

21_Blu_Senza_titolo20_Blu_Phetek19_INVADER_Rubis17_Perra_Anarchetiquette16_Banksy_Kill_People15_Banksy_Love_is_in_the_air14_Raviez_Amsterdam_de_Jaren_7013_Invader_Black_Extension12_Dran_Art_of_Buffing11_AREK_Collection_particulière

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

8_Untitled6_Untitled5_The_Death_of_Graffiti

18/03/2016 5 comments
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Maria Callas

Maria Callas apre aggi a Verona una mostra omaggio

Apre oggi a Verona The Exibition, la prima grande mostra dedicata alla Divina Callas: un riconoscimento alla carriera iniziata proprio 69 anni fa all’Arena di Verona quando il 2 agosto del 1947 debuttò con con la Gioconda di Amilcare Ponchielli. Un viaggio dunque a tutto tondo nella vita dell’artista, con 14 ricchissime sezioni che ne ripercorrono la carriera e la vita privata. La mostra, in anteprima mondiale prodotta e organizzata da Arthemisia Group, resterà aperta al Museo Opera fino al 18 settembre e poi inizierà il suo tour internazionale, da Atene a New York, da Parigi a Città del Messico. Accompagnati dalla voce della Callas vedrete filmati d’epoca, interviste, foto, oggetti a lei appartenuti, documenti, abiti e gioielli del tutto inediti, provenienti da archivi nazionali e internazionali e dallo stesso archivio personale di Maria Callas. Una delle sezioni, per l’esattezza la otto, è dedicata alla Callas icona di stile.

Il rapporto della Callas con gli abiti ecco la sezione dove trarre ispirazione

Sezione 8 – Icona di stile
Se le critiche alle performances vocali di Maria Callas sono tra il 1947 e il 1953 quasi sempre entusiastiche, i commenti sul suo aspetto estetico sono spesso sgradevoli. La Callas, con i suoi quasi 100 chili per 1 metro e 73 di altezza non è esattamente un cigno. Nell’estate del 1952 un critico, con assoluta mancanza di tatto, commentando la sua performance nell’Aida all’Arena di Verona, scrive:  “Impossibile notare la differenza tra le zampe degli elefanti e quelle di Aida”.
Tra l’estate del 1952 e la primavera del 1954 decide quindi di perdere 35 chili, trasformandosi dalla grassa cantante in un’icona di stile ed eleganza dalle sembianze divine. Questa trasformazione estetica coincide con la sua trasformazione artistica: ora a fare da supporto alla sua incredibile voce c’è anche il grande lavoro interpretativo che veicola attraverso il proprio corpo. Una crescita alla quale contribuiscono nel tempo anche grandi registi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli, con i quali sviluppa oltre ad una solida collaborazione anche una profonda amicizia.
Sarà però il legame tra Maria Callas e la sarta milanese Biki a consacrarla regina di eleganza, fino ad essere riconosciuta nel 1957 come la donna più elegante del mondo. Dall’apparizione nel 1954 della “nuova” Callas, magra, elegante e raffinata, e con l’aiuto della sarta Biki e di suo genero Alain Reynaud, ed in seguito di grandi couturier come Dior e Saint-Laurent, la Callas diventa un fenomeno di costume da imitare e idolatrare. Tra fotografie e giornali da lei personalmente custoditi spicca la cura con cui ha conservato il negativo di uno dei leggendari scatti, certamente quello più iconico, realizzati da Jerry Tiffany a New York per un servizio della casa discografica EMI nel 1958, che mette in evidenza ogni dettaglio del volto. Nelle sue pupille si legge con maggiore chiarezza rispetto alle stampe il riflesso del fotografo che la sta immortalando ed è inoltre possibile capire che sino ad oggi l’immagine è stata stampata al contrario, con lo sguardo rivolto verso destra (il negativo ci ha invece svelato che gli occhi della Callas guardavano a sinistra). L’unico servizio fotografico completo custodito dalla Callas è però quello realizzato l’11 aprile 1959 nelle sua casa milanese da Milton Greene, come regalo per il decimo anniversario di nozze con Meneghini, nel quale la cantante diventa intensa, struggente, vera come forse, in quegli anni, non è mai stata. La donna prevale sulla cantante e sulla diva, in una visione inedita che di lì a poco avrebbe ribaltato tutte le scelte artistiche e personali della sua vita.

02_Maria Callas nella sua casa milanese seduta al pianoforte, con il candelabro donatole dal teatro alla Scala, 1955 03_Bozzetto originale di BIKI (Alain Reynaud) per l'abito da concerto indossato da Maria Callas ad Amburgo il 25 ottobre 1973maria callas05_Alberto Savinio, Costume per Armida di rossini, atto II e III, Firenze, Maggio Musicale Fiorentino07_Collier comprato da Maria Callas e indossato per Il Trovatore di Giuseppe Verdi, Mexico City 195112_Maria Callas e il padre a New York nel 1945, da Epoca, 13 gennaio 195714_Maria Callas in camerino si prepara ad interpretare il ruolo di Lady Macbeth, Milano 7 dicembre 1952. Foto Farabola17_Maria Callas nella sua casa milanese per il servizio I Vestiti della Callas, da Grazia 1 giugno 1958. Fotografia di Franco Gremignani10_Maria Callas con Aristotele Onassis. La settimana Incom illustrata, 12 gennaio 196118_Maria Callas nell'opera La Traviata riceve gli applausi sul palcoscenico Palacio de Bellas Artes (Ópera Nacional), Mexico City 17 luglio 1951.09_Maria Callas come Imperatrice d’Egitto all’Imperial Ballo al Waldorf Astoria, New York 15 gennaio 195722_Ritratto fotografico di Maria Callas by Jerry Tiffany, New York 1958. Collezione Ilario Tamassia23_Ritratto fotografico di Maria Callas con dedica a Giovanni Battista Meneghini, 1947 23_Ritratto fotografico di Maria Callas con dedica a Giovanni Battista Meneghini, 194719_Nicola Benois, Figurino per Tosca (Callas), atto I, 1975. Collezione privata 19_Nicola Benois, Figurino per Tosca (Callas), atto I, 1975. Collezione privata21_Nicola Benois, Ritratto di Maria Callas in Tosca, 1975. Collezione privata

11/03/2016 5 comments
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patrizia finucci gallo

Pfgstyle travel vi regala una guida su come scrivere viaggiando

Stiamo lavorando per voi: a fine mese, infatti, potrete scaricare una guida on line che vi insegnerà alcuni elementi di scrittura creativa. In particolare parleremo delle emozioni vissute duranti i nostri viaggi più belli, di come organizzare le sensazioni e riportarle sulla carta. Magari per scrivere un libro oppure solamente per riordinare le idee. Il piccolo “livre de chevet” sarà curato dalla scrittrice Patrizia Finucci Gallo, giornalista e fondatrice della scuola di scrittura Harriette Stanton Blatch segnalata dall’Unesco per l’attività culturale svolta. Se volete conoscere contenuti e anticipazioni scrivete a info@pfgstyletravel.it

Pfgstyle travel vi regala una guida su come scrivere viaggiando

A Patrizia Finucci Gallo è stata dedicata la t-shirt WRITER realizzata dall’azienda Volti Italiani, che propone 26 t-shirts per la Collezione 2016 i cui protagonisti sono uomini e donne noti nei vari settori, dal cinema alla letteratura, dalla moda al teatro.

patrizia finucci gallopatrizia finucci gallo

13/01/2016 0 comment
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Annemarie Schwarzenbach

Annemarie Schwarzenbach

 di PATRIZIA FINUCCI GALLO.

Pallida, maschile. Thomas Mann la definì «un angelo devastato».  è stata, e resta, una delle ultime icone dandy. Viaggiatrice instancabile, si lasciava ingoiare dai luoghi, senza puntare necessariamente a qualcosa : «Una volta in viaggio si dimentica il desiderio di sapere, non si conosce più né l’addio né il rimpianto, non ci si chiede più né da dove né verso dove». E così nel ’39 con la sua Ford, ben sistemata in coperta sul piroscafo turco diretto a Istanbul, sgommerà poi sulle strade sterrate di Kabul, per fermarsi davanti alla riva dell’Oxus, procedere verso le steppe del Turkestan «battute dai venti sibilanti», gironzolare calma e assente per le strade di Peshawar. L’importante era il movimento. Quasi a voler viaggiare, come scriveva Henri Michaux, per diventare senza patria. Annemarie aveva un carisma straordinario e una fragilità altrettanto influente. «Trassi un respiro profondo e cercai, nonostante tutto, di dare il benvenuto alla vita». (Annemarie Schwarzenbach, “La via per Kabul. Turchia, Persia, Afghanistan 1939-1940”, Il Saggiatore).

Quando penso al viaggio mi viene in mente proprio lei, Annemarie Schwarzenbach. Spesso e volentieri più che percorsi in strada i viaggi sono vere e proprie fughe. Dal quotidiano, certo, ma anche da quella parte più banale di noi. Se eccede, se diventa presente, la chiamiamo insoddisfazione. Ed ecco “l’attimo di respiro” che cercava Annemarie, quando al volante della sua Ford è partita per conoscere il mondo e se stessa. Persia, Afghanistan, Russia, India: le storie degli altri ci raccolgono e mettono insieme tutti i nostri pezzetti.

Patrizia Finucci Gallo

Annemarie SchwarzenbachAnnemarie Schwarzenbachhttp://www.pfgstyletravel.it

13/12/2015 0 comment
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