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E’ un viaggio che mi ha portato in fondo alle cose quello organizzato dalla Strada del vino e dei sapori del Trentino, dentro il procedere lento e concreto di chi ha un sogno protetto dalla terra. Dove la partita a carte si gioca con la natura, si vince e si perde senza possibilità di una seconda mano. “A noi è andata bene – continua Valentina davanti al Trento Doc lavorato con metodo Champenoise – siamo stati fortunati, il nostro viaggio è iniziato nel migliori dei modi ”

E allora proviamo a raccontarvelo questo viaggio fra vigne, sapori trentini e una bellissima chiesa a Lisignago, dove dal 1400 ad oggi si è celebrato un solo matrimonio. www.pfgstyle.com @visittrentino @igerstrentino @trentino_mountains @vinodolomiti @trentodoc .
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Ci si perde fra i profumi e si cammina nella storia, quella delle persone però che quando arrivi e ti salutano sanno di pane appena sfornato e di stagioni. “Per ricordare le date che riguardano i miei figli mi collego alle vendemmie o ai raccolti e così ha fatto mio padre e ancora prima mio nonno” dice Valentina Togn davanti alle mura del 1700 di Maso Poli, una generazione di vignaiuoli che ha come ultime capofila le giovani donne della famiglia e una seconda annata tutta da scoprire nei 15 ettari di terreno.

E’ un viaggio che mi ha portato in fondo alle cose quello organizzato dalla Strada del vino e dei sapori del Trentino, dentro il procedere lento e concreto di chi ha un sogno protetto dalla terra. Dove la partita a carte si gioca con la natura, si vince e si perde senza possibilità di una seconda mano. “A noi è andata bene – continua Valentina davanti al Trento Doc lavorato con metodo Champenoise – siamo stati fortunati, il nostro viaggio è iniziato nel migliori dei modi ”

E allora proviamo a raccontarvelo questo viaggio fra vigne, sapori trentini e una bellissima chiesa a Lisignago, dove dal 1400 ad oggi si è celebrato un solo matrimonio.

VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL TRENTINO

TOBLINO E SANTA MASSENZA

Ci si riflette il verde sul lago di Toblino, l’aria è tersa e se avessi avuto una coperta mi sarei messa a leggere sul prato, sorseggiando un fresco bicchiere di Chardonnay. Perché questo è ciò che potreste fare in un giorno d’estate, allentando il freno e cambiando marcia ai pensieri.

Ci troviamo nella valle dei laghi, alle nostre spalle la centrale idroelettrica di Santa Massenza che è l’impianto più potente del Trentino, scavato nella roccia a 600 metri di profondità. Non immaginatevi una bruttura che devasta il panorama al contrario, si tratta di un edificio storico ad opera dell’architetto Giovanni Muzio, lo stesso che ha progettato la sede dell’Università Cattolica a Milano e la Triennale, nonché la Basilica dell’Annunciazione a Nazareth. Fanno le visite guidate e vale la pena addentrarvi dentro, laddove l’acqua diventa energia.

Salendo più in alto a pochi chilometri dalla centrale troviamo il piccolo paese di Santa Massenza definito anche la capitale della grappa perché è il comune italiano con la più alta concentrazione di distillerie. E in effetti è molto curioso, poche anime per la strada in una giornata assolata ma è come avere la sensazione che la scoperta sia tutta nei cortili chiusi, come capita ai turisti delle grandi città.

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Entrare nella distilleria Maxentia procura la stessa sensazione che avviarsi verso il caveau di una banca, lo sai che da lì a poco aprirai un cassetto prezioso. E così è stato, quando i profumi di pane e di salumi hanno lasciato il passo alla grappa di Nosiola e alla grappa di Vino Santo, un vino passito prodotto nella Valle dei Laghi. Le uve Nosiola si pigiano solo durante la settimana santa e qui nella distilleria troviamo un antico alambicco perfettamente funzionante alimentato a legna, pensate, con licenza di esercizio ereditata dall’impero austro-ungarico.

Dopo aver degustato anche noi a sufficienza la strada riprende verso un luogo incantato. Lo vedo da lontano, in tutta la sua bellezza. Circondato dall’acqua il castello di Toblino è quello che si definisce un castello fiabesco. Ma nel senso vero del termine: secondo un’antica leggenda, infatti, 2000 anni fa ci abitavano le fate e proprio a loro fu dedicato un tempietto. Lo certifica una lapide murata nel portico del castello che l’archeologo Paolo Orsi definisce “unica nel suo genere nella realtà epigrafica romana”. La rocca cinqucentesca, che sorge su uno sperone roccioso non è visitabile al suo interno, ma se volete potete sorseggiare un buon bicchiere di vino (magari il Vino Santo Trentino Doc prodotto da uve selezionate dell’autoctona Nosiola, indimenticabile il biologico che ho assaggiato io nell’enoteca Sarica dell’azienda Pisoni, i cugini Marco e Stefano alla guida dei vigneti con produzione dal 1852) nella panoramica terrazza del bar sotto le mura. Per arrivare al castello si può percorrere la strada a piedi che costeggia il lago, lo spettacolo è davvero molto bello. Me lo immagino in primavera, avvolto ancora da una luce fredda, fra rami che sanno di profumo e di buone nuove in arrivo.

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TRENTINO. LA PIANA ROTALIANA

Tutto è pronto per la scoperta dei Masi, le biciclette assistite ci portano in luoghi meravigliosi scoprendo persone e quotidiano, fatiche e soddisfazioni. Girare la piana in bicicletta è meraviglioso, il senso di libertà che hai addosso ad ogni discesa è pari a quello dell’infanzia. Poi ci sono le risalite e qui si torna adulti in breve tempo. Se siete molto sportivi e volete attraversare queste zone in bicicletta potete scoprire gli affascinanti itinerari che propone Mountain bike Road Bike per Altopiano di Piné e Valle di Cembra (trovate tutte le indicazione su visitpinecembra.it)

Così lungo la strada provinciale 131, quella del vino per intenderci, abbiamo conosciuto le realtà di Maso Poli e Molino dei Lessi, quest’ultimo con un progetto nuovo di agricoltura a impatto zero con coltivazione di uva Johanniter che qui si coltiva senza nessuna sostanza tossica.

Dopo l’ebrezza di una bella pedalata vale la pena assaggiare i piatti tipici del territorio. Segnalo con felicità la Trattoria Vecchia Sorni, chef da ricordare Lorenzo Callegari. Qui ho scoperto il comede, uno spinacio selvatico buonissimo, impazzita per il pesce carpione con purè di patate all’erba cipollina, asparagi bianchi e salsa all’ortica. Il viaggio all’insegna dei vini riprende nella piana rotaliana definita da Cesare Battisti nel 1905 “il giardino vitato più bello d’Europa”. E aveva ragione. Qui si producono i maggiori vini trentini e qui nasce il mio amato Teroldego. Come i profumi anche i vini si legano ai ricordi, il mio risale ad alcuni anni fa quando facevo la giornalista al Mattino di Bolzano. La prima persona che conobbi in quella città fu Freddy, aveva un bicchiere di Teroldego in mano. L’amicizia che nacque tra il vino e la persona fu tutt’uno. Da allora il principe dei vini è entrato nella mia vita di degustatrice. Nella degustazione guidata di Teroldego Rotaliano, in compagnia dei produttori, ho apprezzato il Teroldego della piccola azienda agricola Redondèl nelle sue tre declinazioni: Assolto, Dannato e Beato.

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A Mezzocorona ho scoperto un’altra cosa ancora: salendo sul monte con una piccola funivia ci si trova proiettati in un altro mondo, dove non esistono auto né motorini. Solo un albergo, persone preziose e tanto silenzio. Prometto di raccontarvelo a parte perché merita una visita e un assaggio di strudel. Con un capitolo a parte su Palazzo Martini, storico edificio risalente alla seconda metà del XVII secolo.

LA VAL DI CEMBRA

Siamo arrivati di mattina nella Val di Cembra, nell’ora in cui il sole abbraccia il verde e lo colora d’oro. Il lusso qui lo individuiamo subito: sta nello spazio e nell’immensa eternità della montagna. E là, davanti a noi, distese di filari inanellati uno dopo l’altro, uno dentro l’altro. A Giovo si trova l’Opera Vitivinicola che produce il Trento doc della Val di Cembra. Qui, a Villa Corniole, ho degustato un prezioso e fresco Muller Thurgau in barricaia, poi ho effettuato il sentiero dei Vecchi mestieri nell’antica viabilità storica e visto le Piramidi di Segonzano che sembrano totem, pinnacoli di terra alti decine di metri alcuni dei quali sovrastati da un grande masso.

Nella Val di Cembra da oggi e fino al 2 luglio inizia la Rassegna del Müller-Thurgau: Vino di Montagna.

Se siete in zona non perdetevi al bellezza della Chiesa di san Leonardo che risale al 1440. Quella che vi ho citato all’inizio dell’articolo, una sola messa all’anno ma tanta storia da raccontare. All’interno si trovano preziosi affreschi che riproducono una rara rappresentazione delle tre divine persone, La Madonna della Misericordia e S.Orsola con la bandiera crociata insieme ad un coro di vergini.

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07/03/2017 0 comment
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Alexander Museum Hotel

di Alessandra Lepri

Alexander Museum Palace Hotel. L’Arte figurativa troppo spesso è vissuta con un atteggiamento accademico, frutto dell’inveterato ossequio della tradizione scolastica verso le opere, vissute come intoccabili e distanti dalla vita di tutti i giorni. Negli ultimi anni si sta tuttavia assistendo a un progressivo superamento di questa sorta di “feticismo” museale, e ci si approccia al mondo dell’arte con più naturalezza. Il merito di avere incuriosito e avvicinato il grande pubblico all’Arte va a certi critici che traducono con un linguaggio più comprensibile l’esegesi delle opere e a veri e propri “Mecenate” dei nostri tempi, che permettono di vivere, anche se solo per una notte, un contatto ravvicinato con la grande Arte. Il Conte Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfusina, proprietario e anima creativa dell’originale albergo, ha fuso mirabilmente la provenienza dal settore alberghiero (è titolare della catena Vip Hotels) con la grande passione per l’Arte Contemporanea. Il risultato è una struttura ricettiva che trascende la sua pura funzionalità per diventare una galleria, uno strumento polifonico che racconta il genio dei grandi interpreti delle arti figurative e permette all’ospite di vivere un’esperienza unica a contatto diretto con l’arte. 

Alexander Museum palace hotel

Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro, ovvero una “performance permanente” di Arte Contemporanea.

Frutto di un’opera di vigoroso restyling strutturale, l’Alexander Museum Palace si sviluppa su nove piani e si affaccia direttamente sul mare. E’ come una immensa tela bianca e neutra (pavimenti e muri sono rigorosamente bianchi) sulla quale artisti di fama internazionale o grandi talenti emergenti, hanno posto la loro firma, realizzando le camere e le sale. Per quattro anni l’hotel è stato un laboratorio di creatività a più mani che ha coinvolto pittori, fotografi, scultori come Sandro Chia, Antonio Ricci, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, solo per citarne alcuni. Sessantatre le camere, microcosmi di arte uniti in un’unica struttura. I corridoi sono come gallerie, le porte chiuse come quadri che riportano, oltre al numero, il nome dell’artista e dell’opera, e sono esse stesse decorate, dando già un’anticipazione dell’allestimento. Nel piano seminterrato, la cosiddetta “sala degli specchi” è allestito un grande spazio per le mostre temporanee ed eventi, oltre alla vendita delle opere d’arte in esposizione e delle pubblicazioni firmate dallo stesso proprietario, Alessandro “Nani” (per gli amici) Marcucci Pinoli.

L’hotel realizza il sogno di rendere l’arte fruibile a tutti, e di renderla disciplina “applicata” e non soltanto fine a se stessa, così come la Storia l’ha stigmatizzata troppo a lungo. Gli artisti che hanno concorso a creare questa originale struttura sono stati selezionati e segnalati da importanti personalità del mondo dell’arte come Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio, Marisa Vescovo, Armando Ginesi, Achille Bonito Oliva. Il committente non ha posto limiti alla creatività e alle tecniche, ha assegnato le stanze, lasciando trasformare non solo le pareti, ma anche gli arredi, i bagni, le luci.
Altro aspetto innovativo la modalità di prenotazione. Attraverso il sito internet l’ospite può visionare solo le porte e scegliere la camera o addirittura vivere l’esperienza di provare più stanze.

Alexander Museum Palace Hotel
Viale Trieste 20, Pesaro
tel 0721 34.441 / 64750
fax 0721 30.550
e mail: alexandermuseum@viphotels.it
www.alexander-museum.it
www.viphotels.it
www.nani-faivivere.it

07/06/2016 0 comment
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PFGSTYLE TRAVEL

STREET ART DA BANKSY A BLU PASSANDO PER KEITH HARING E LADY PINK. UNA MOSTRA A BOLOGNA CELEBRA L’ARTE DI STRADA

Li chiamavano imbrattatori di muri e di saracinesche, fino a riconoscerli come artisti portatori sani di contenuti sociali e politici. Poi li hanno inglobati nel graffittismo e infine riconosciuti nell’etichetta “street art”. Che ricorda un po’ lo street style legato al modo della moda, con gli stessi vizi dell’esibizionismo. Infine hanno preso i disegni dalla strada, nel vero senso della parola smembrando mura e cancellate, per collocarli all’interno del Museo della Storia di Bologna, dando vita alla prima mostra dell’arte urbana. Non sono ancora aperte le porte al pubblico di ‘Street art Banksy&Co. – L’arte allo stato urbano’, in mostra da oggi e fino al 26 giugno, che è già polemica avanzata: prima l’artista Blu ha cancellato i suoi graffiti dalle pareti della città, poi la protesta organizzata per domenica (dress code, tanto per fare riferimento alla moda di cui sopra, l’abito blu ) proprio davanti a Palazzo Pepoli sede della mostra. Il motivo è piuttosto chiaro: non si può ingabbiare un’opera destinata a tutti e creata con l’intento di essere vissuta. Se cade il muro muore anche il suo contenuto, cosicché il valore dell’oggetto artistico esiste fino al suo deterioramento. E su questo siamo tutti d’accordo. Tuttavia alla prima per la stampa non ho visto un’accozzaglia di contenuti, o una scia di scritti appiccicati, piuttosto una composizione storica e culturale di un fenomeno vivo da cinquant’anni, la cui interpretazione adesso mi pare chiara.

Ora che la vedo appoggiata alle pareti di un museo, ora che mi spiega il linguaggio dell’arte di strada, nella New York degli anni ’70 e ’80 ( in pratica una mostra nella mostra nella quale si possono vedere le opere dei più grandi graffiti writers e street artists statunitensi come Dondi White, Keith Haring e Lady Pink) e nell’Italia delle rivolte e dei centri sociali. Insomma un linguaggio decodificato, giusto per i comuni mortali, che possa rispondere a certi, lontani quesiti dell’uomo appunto di strada: “ma perché sporcano i muri con quelle scritte?”

Il mio consiglio è di godervi questa avventura, perché la mostra è bella e ci racconta emotivamente di più su certe belle battaglie. Il rischio è che qualche vero imbrattatore sogni di finire in un museo.

Street art Banksy&Co. – L’arte allo stato urbano, mostra curata da Luca Ciancabilla e Christian Omodeo

dal 19 marzo al 26 giugno Palazzo Pepoli – Museo della storia di Bologna

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | "Girl with Gasmask" | Exhibitionview: "Beyond melancholia. Sammlung Reinking | Museum für Völkerkunde Hamburg | 1" | Museum für Völkerkunde | 15.06. - 28.09.2014 | Courtesy: Sammlung Reinking / Museum für Völkerkunde Hamburg | Photo: MRpro

Banksy | “Girl with Gasmask” | Exhibitionview: “Beyond melancholia. Sammlung Reinking | Museum für Völkerkunde Hamburg | 1” | Museum für Völkerkunde | 15.06. – 28.09.2014 | Courtesy: Sammlung Reinking / Museum für Völkerkunde Hamburg | Photo: MRpro

Blu | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

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Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

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03/18/2016 5 comments
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Val Pusteria

Dolomiten Welness Mirabell, il mio soggiorno in Val Pusteria

È neve, magia. Silenzio e lunghe camminate: la Val Pusteria ti regala scenari fiabeschi dove spingere l’immaginazione a mille o restare seduta ad aspettare la luna. Ma anche piste sulle quali sciare, o praticare divertentissimi sport dallo sci di fondo alla discesa con il blokl, una sorta di slittino composto da uno sci situato sotto uno sgabello. Ad Anterselva ho addirittura visto, per la prima volta, i campionati nazionali di Biathlon, una disciplina olimpica dove i partecipanti competono in due specialità, il tiro a segno con la carabina e lo sci di fondo. Devo dirvi davvero spettacolare.

Dolomiten Welness Mirabell a Valdaora

Valdaora si trova in Trentino Alto Adige, ai piedi del Plan de Corones circondata dalla Dolomiti di Braies. Durante il mio soggiorno ho dormito Dolomiten Welness Mirabell, struttura a cinque stelle, 60 spaziose camere spaziose più 8 suites di 55mq, situata in una posizione davvero strategica. La proprietaria, Judith Agstner, che vedete sotto nella foto insieme alla figlia, ci riceve vestita con il Dirndl, l’abito femminile tipico del Tirolo.

Hoel MirabellCon lei inizi a capire la filosofia che muove le giornate al Mirabell: ““Volevo proporre un ambiente di montagna, caratterizzare l’hotel per quello che è, perciò ho puntato sulla vetrate molto ampie che consentono agli ospiti di ammirare i panorami, di sentirsi parte dell’ambiente che li circonda – ci spiega Judith, che ha continuato l’attività alberghiera della madre rilevando l’hotel e trasformandolo nell’attuale struttura di lusso – ho scelto di inserire negli ambienti le stufe caratteristiche dei nostri territori, quella in sala è la stube originale del comune di San Candido. Ma ho anche dato particolare attenzione alla cucina e ai prodotti che somministriamo ai clienti. Scegliamo il chilometro zero e molte cose le facciamo noi, dal burro alla pasta, ai dolci. Serviamo prodotti del nostro orto e compriamo la carne dai macellai della nostra zona”. Per gli sciatori una navetta gratuita vi porterà dall’hotel alle funivie di Plan de Corones, che fanno parte dell’area Dolomiti Superski. La vicinanza con il comprensorio delle Dolomiti di Sesto garantiscono quasi 200 km di piste, da qui si parte anche per la Sellaronda un tour lungo 40 chilometri che collega quattro valli ladine e conduce attorno al Gruppo del Sella.

 

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Se amate sciare ma anche rilassarvi questo è l’hotel per voi. L’area benessere è composta da un piscina interna e da una esterna riscaldata che resta aperta fino alle otto di sera. Fare il bagno sotto la luna con la neve che ti circonda è da sempre uno dei miei momenti preferiti. L”area beauty si estende allo spazio benessere con la Spa Aurora, una intera sezione dedicata all’ayurveda, con la possibilità di seguire una dieta Logie, e l’analisi della salute attraverso l’iride.

 

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Ma la vera chicca dell’Hotel Mirabell è sicuramente la cucina. Oltre alla qualità dei cibi, si usano prodotti a chilometro zero o provenienti dall’orto, il menu offre quattro diverse proposte per ogni tipologia di piatto che spazia dagli antipasti ai primi ai secondi e al dolce. Non c’è bisogno di arrovellarsi scegliendo una portata piuttosto che un’ altra, qui potete mangiare di tutto e assaggiare ogni cosa: due primi, quattro secondi, tre dolci e via dicendo. Ho trovato questo sistema davvero gradevole, non dover fare i conti con le pietanze mi ha permesso di mangiare bene assaporando i manicaretti dello chef Ulrich Plankensteiner, da 26 anni ai fornelli del Mirabell, che vedete sotto nella foto.

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Cibo che si può smaltire sulle piste oppure visitando i dintorni. Noi di pfgstyletravel siamo andati a vedere lo spettacolare Museo di Messner progettato dall’architetto Zaha Hadid Si prende la funivia fino al Plan de Corones, a quota oltre 2200 metri, si cammina qualche minuto e si arriva in faccia al MMM Corones, una delle sei sedi che compongono il Messner Mountain Museum. Le vetrate del museo restituiscono le immagini dell’infanzia di Reinhold Messner, le Odle e il Pilastro centrale del Sasso di santa Croce, così come i ghiacciai granitici che sovrastano la valle Aurina. È proprio qui che la Tim ha girato lo spot con fabio Fabio, come mi avete fatto notare mentre pubblicavo le foto su Instagram.

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E la notte ci si riposa nella stanza ampia e confortevole. Una stube di maiolica, un salottino dove rilassarsi e una terrazza dove prendere il sole la mattina.

02/04/2016 0 comment
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Dormire da Liz Taylor

La casa dove vive parla un po’ di sé e molto di Elisabeth Taylor. Tant’è che fra i suoi prossimi obiettivi c’è quello di mettere a punto un museo con tutta la sua storia, legata a stretto filo con una delle attrici più amate di Hollywood. Marina Castelnuovo, la sosia ufficiale di Liz Taylor, ci ha aperto le porte di casa propria mostrandoci come si dorme da  Liz.

QUI se vuoi leggere l’intervista a Marina Castelnuovo la sosia 

Dormire da Liz Taylor

È da quella scritta davanti al cancello che capisci dove sei finito: Villa Liz, a pochi chilometri da Varese, non è proprio  un’abitazione hollywoodiana come quella di Elisabeth, tuttavia il mood che si respira ha a che fare con piume, struzzi e calde atmosfere regalate da pezzi di design. Al piano di sotto una stanza armadio, costruita come una cassaforte, racchiude gli abiti di scena che cuciono su Marina Castelnuovo la sua seconda vita. Quella della star. «Sì, è un’oasi di pace che in parte ho destinato a bed & breakfast, ci racconta Marina, è un luogo ideale immerso nel verde dove trascorrere qualche giorno di vacanza e visitare i dintorni. Oppure un appoggio per chi deve raggiungere velocemente la città di Milano per lavoro. Ho intenzione di destinare un’area della casa a museo, le persone che vengono qui vogliono anche una storia. E io ne ho da raccontare». Le camere si trovano tutte al piano terreno e si affacciano sull’ampio parco della villa. 85 euro per la doppia non sono tanti se poi ci aggiungi un caffè con Liz!

Bed & Breakfast Villa Liz

Via F.Londonio 37 Varese

Tel: 0332-241341 e mail info@villaliz.it

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12/18/2015 0 comment
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Natale in Puglia

di MARIA CRISTINA SCHIAVONE.

Da una terra rossiccia al centro di tre provincie, Bari, Taranto e Brindisi, emergono i coni grigi dei trulli, che si innalzano verso il cielo azzurro di questa splendida regione, la Puglia. Questo è il cuore della Valle d’Itria, nel tacco d’Italia, dove le tradizioni sono ancora vive e molto radicate. Una terra ricca e generosa, un popolo accogliente e un cibo saporito e genuino come una volta. L’enogastronomia è un grande richiamo turistico, qui si mettono ancora in tavola le ricette tradizionali, orecchiette al sugo con cacioricotta, fave e foglie, braciole di carne, caciocavalli saporitissimi e salumi così teneri che sembrano sciogliersi in bocca, accompagnati da ottimi vini come quelli di Martina Franca e Locorotondo, esclusivamente Doc. Le fanno da cornice le città bianche di Martina Franca, Locorotondo, Alberobello e Cisternino, con i loro vicoli stretti e contorti. E i vicini mari Ionio e Adriatico.

Tra le tradizioni rimaste immutate c’è quella del presepe vivente, durante le festività natalizie. Ovunque voi andiate ne troverete di certo qualcuno, ma io amo particolarmente quello della contrada di Figazzano a Cisternino. Ci si immerge in campagna in un percorso che può durare anche alcune ore. Di trullo in trullo, scopriamo quei mestieri ormai scomparsi: il vasaro, l’ombrellaio, le donne che ricamano a telaio o fanno a mano le orecchiette, o ancora la rappresentazione in abiti d’epoca di una festa di nozze. Per i viottoli, invece, puoi imbatterti nel fabbro ferraio o nel contadino che costruisce i “pareti”, muretti di pietre senza null’altro, che servono a dividere i terreni. Un tuffo nel passato e un recupero di mestieri perduti. Non c’è da annoiarsi, mai, in nessuna stagione dell’anno, in Puglia.

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Natale in Puglia, la Valle dell’Itria

Nella magica Valle d’Itria, antiche dimore rurali, masserie d’antan e agglomerati di trulli sono stati riportati a nuova vita, trasformati in hotel di charme, bed and breakfast o agriturismo. La scelta è davvero ampia. Un luogo a me caro è la Masseria Madonna dell’Arco, i cui allevamenti di bestiame erano curati da mio zio, veterinario. Si trova lungo la strada tra Martina Franca e Locorotondo, al centro di vari ettari di terreno. Sono stati ricavati dei piccoli appartamenti all’interno dei trulli, freschi in estate e caldi in inverno, arredati in modo rustico per non perdere il filo della memoria. Nell’aia centrale si può scorrazzare liberamente e una grande piscina consente di rinfrescarsi nelle giornate più calde. Il ristorante serve piatti tradizionali, realizzati con le materie prime coltivate e prodotte in loco, che gli ospiti possono trovare nel punto vendita all’interno della masseria per portare a casa un pezzetto di Puglia. Un luogo rilassante, punto di partenza per scoprire i dintorni, un tornare alle origini e godere in toto della vacanza.

Natale in Puglia, i piatti da assaggiare

La sera della Vigilia è tradizione mangiare di magro, orecchiette alle cime di rapa o cavatelli ai frutti di mare, baccalà fritto, pettole dolci o salate, panzerotti ripieni, frutta secca e cartellate, dolci ricoperti di miele.

Il pranzo di Natale di solito inizia con tortellini in brodo, agnello al forno con le patate, tanti contorni e ancora cartellate con il miele e i porceduzzi, piccole palline di pasta fritta messi in forma conica e ricoperti di miele e tanti confettini colorati.

Orecchiette alle cime di rapa
In una pentola di acqua bollente si buttano le orecchiette, a metà tempo di cottura si immergono le cimette di rape, in modo che terminino la cottura insieme. Si scolano senza passare sotto acuqa corrente. In un pentolino si fa scaldare un dito d’olio e si mette uno spicchio di aglio appena rosolato, si mettono dei filetti di alici e a piacere un po’ di peperoncino, spegnendo subito il fuoco. Si versa il soffritto sulla pasta e si serve immediatamente.

Pettole
Impasto di farina, sale qb, acqua e lievito.
L’impasto deve risultare morbido, quasi liquido. Friggere in olio bollente forme di pasta a caso. Appena scolate si rotolano nello zucchero semolato.

La variante salata prevede nell’impasto pezzettini di olive nere, filetti di acciughe e anche pomodorini a pezzetti, senza aggiungere zucchero dopo la cottura.

Masseria Madonna dell’Arco
Via Madonna dell’Arco Zona M 89
74015 Martina Franca (TA)
Tel: 0804805135
Cell: 3356261831
info@masseriamadonnadellarco.it
www.masseriamadonnadellarco.it

di MARIA CRISTINA SCHIAVONE

MARIA CRISTINA SCHIAVONE. Non posso definirmi se non come una creativa. In ogni campo della mia vita mi piace mescolare, iniziando dalla cucina per finire ai miei bijoux, ai miei bouquet gioiello e ora agli eventi che creo.

12/13/2015 0 comment
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Viaggiare dandy a Milano prima parte

Benvenuti al primo appuntamento di Viaggiare Dandy, un tour per assaporare luoghi magici, mostre, ristoranti storici e locali dandy-doc che presto diventerà una guida interattiva. Città di partenza: Milano. Guida d’eccezione, la scrittrice Patrizia Finucci Gallo, autrice di 10 mosse per essere Dandy, piccolo livre de chevet che racchiude 10 consigli per il terzo millennio.

DandyTour pfgstyle a Milano Part One

Ore 10. Via Carducci 13, Bar Magenta. Colazione interattiva. La mattina è sacra, parola di dandy. La sveglia suona tardi, ma non per questo salto la colazione. Giornali alla mano ci si siede al bar, non ad un bar qualunque. Il dandy ha il suo e non cambia volentieri. Io ho scelto l’old style Caffè Magenta: per la sua storia, ha più di 100 anni, ma anche per ciò che rappresenta. Amo di questo locale l’arredamento liberty d’epoca, dal bancone alle credenze e gran parte dell’arredamento interno. “È un punto di ritrovo storico – racconta Paolo, uno dei soci che attualmente gestisce il locale – certe cose non sono cambiate. Un esempio? Lo speciale, è il panino con pancetta e fontina, si è sempre fatto da quando il bar ha aperto e lo facciamo ancora oggi”. Mi piace leggere il giornale seduta ai tavoli all’aperto e spesso incontro persone per lavoro, proprio davanti a un caffè bollente. Al Bar Magenta mi ha fatto compagnia la designer di gioielli Francesca Mancini, accompagnata da Sonia Catena, direttore creativo della rassegna Ridefinire il gioiello. Con loro ho scelto gli accessori da indossare per questo tour: una collana composta di chicchi di riso trattati e colorati, allineati come un grande mosaico naturale. L’ho abbinata a un anello con turchese. I gioielli di Francesca Mancini sono vere sculture e come opere d’arte vanno vanno trattate. “In effetti è un lavoro importante che richiede pazienza – mi spiega Francesca – nel caso della collana che indossi ogni chicco di riso viene fissato personalmente a mano”. Sonia invece descrive la sua passione: “Ridefinire il gioiello è una mostra ormai alla sua quarta edizione, che tenta di delineare un percorso di ricerca nel panorama frammentato del gioiello contemporaneo”.

Ore 11. Corso Magenta 15, Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. Al bar Magenta ho conosciuto i miei compagni di viaggio, insieme ci siamo mossi verso la Chiesa di San Maurizio, considerata la Cappella Sistina lombarda. Un tempo sede del più importante monastero femminile della città, sorge su resti paleocristiani ed è splendidamente affrescata su incarico di Alessandro Bentivoglio, governatore di Milano e della moglie Ippolita Sforza, figlia del Duca di Milano Ludovico il Moro. Tra gli artisti trovate Bernardino Luini, che qui lavorò in collaborazione con i suoi tre figli. Il gruppo di PFG Style è stato accolto dai volontari del Touring Club Italiano che si sono gentilmente prestati a farci da guida: con la loro presenza consentono al pubblico di ammirare un gioiello che meriterebbe di essere inserito tra i luoghi da non perdere a Milano, insieme a quelli universalmente noti.

Ore 12. Via Giuseppe Lagrange 1, Salone Les garçons de la Rue. Il loro motto è quello di Karl Kraus, autore satirico austriaco d’inizio ‘900: “Le conversazioni dal parrucchiere sono la prova inconfutabile che le teste servono per i capelli”. Nero, rosso e bianco sono i colori che dominano l’ambiente underground del Salone Les garçons de la Rue, giovane, con graffiti alle pareti che paiono tradursi nei tatuaggi del personale, ragazzi rigorosamente vestiti di nero. “È stata una scommessa vinta – racconta il socio Stefano Coli, 35 anni, energia a mille – l’abbiamo deciso una sera con il mio socio e amico davanti a un drink, dove nascono le idee più folli ma anche le migliori. Quelle che si realizzano. Qui studiamo la personalità di ogni cliente, il taglio deve corrispondere ad una emozione personale, è come un prolungamento dell’anima. Uno specchio, quasi.

Ore 13. La proposta della vincitrice: pranzo e passeggiata sui Navigli. Dopo un pranzo leggero nel dehor fiorito dello Spazio Movida sul Naviglio Pavese, tra un piatto di gnocchi allo zafferano e un frizzantino, Roberta ha accompagnato il gruppo lungo i canali, attraverso percorsi più riservati che il dandy predilige.

12/12/2015 0 comment
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garda trentino

In moto sul Garda

di CRISTIANO GILLO GILIBERTI.

L’emozione è sempre la stessa. Percorrendo quei pochi chilometri che separano il casello di Affi dalle sponde del lago, snocciolando una via dopo l’altra le curve che scavalcano le colline fino a scorgere in lontananza i primi ulivi, la sensazione tangibile è quella di entrare in un mondo a parte. La natura è stata benevola, in questi luoghi. La conformazione geografica dell’intera area del Garda, incastonata tra montagne che la proteggono dai freddi venti del Nord, e la presenza della grande massa d’acqua sono il motivo del clima particolarmente mite di cui godono queste zone a dispetto della latitudine: insieme alla natura morenica dei terreni, creano le condizioni ideali per la coltivazione della vite e dell’ulivo, ricchezze che gli abitanti di questi luoghi hanno saputo valorizzare dando vita a prodotti d’eccellenza come l’Olio del Garda Dop e il Chiaretto di Bardolino Doc.
lago di garda
Situata sulla sponda sud orientale del lago, è proprio l’affascinante Bardolino la base di partenza del nostro viaggio. La ricettività turistica di queste zone offre una vasta scelta di sistemazioni, dal B&B di charme all’agriturismo fino agli hotel a 4 stelle dotati di spa e piscine termali. Imperdibile una passeggiata sul lungolago che corre dalle estremità dei lidi Mirabello e Comunale. E da cartolina l’ampio corso principale che dal porticciolo conduce fino alla chiesa romanica di San Severo, costellato di locali affollati di turisti dove è possibile degustare il vino che della cittadina porta orgogliosamente il nome, celebrato ogni prima settimana di ottobre da un Festival di tradizione ultracentenaria dove accorrono appassionati da tutto il mondo.
Consigliabilissimo, per l’errante motociclista gourmet, avventurarsi tra i vicoli del minuscolo centro storico, tra le case che un tempo costituivano il borgo dei pescatori, alla ricerca di inossidabili baluardi come il Ristorante della Beppina, che da oltre 50 anni serve fritti di pesce di lago e non, oppure alla scoperta di destinazioni gourmet preziose come il Giardino delle Esperidi, accogliente locale dalla gestione tutta al femminile dove sarà piacevole lasciarsi coccolare dalla sapiente mano di Marilena Vedovelli in cucina e dalla verve di Susanna Tezzon, autentica Signora del Vino, forte di una cantina ricca di etichette pregiate.

lago di garda

Lasciata alle spalle Bardolino, seguendo le indicazioni per Caprino Veronese, ci si inoltra verso la parte dell’itinerario motociclisticamente più divertente: la salita che porta fino alla sommità del Monte Baldo, austera presenza che domina il Benaco dell’alto, si dipana attraverso boschi ricchi di vegetazione lungo una trentina di chilometri di curve estremamente godibili e comprende, nel tratto da Caprino a Spiazzi, il tracciato di una delle gare automobilistiche su strada più famose d’Europa. Sicuramente degna di una deviazione dal percorso è la visita al Santuario della Madonna della Corona, nel Comune di Spiazzi. Immerso nel silenzio della natura circostante, meta di pellegrinaggi e luogo di preghiera e meditazione, il Santuario stupisce per la particolarità della posizione: costruito a 774 metri di altezza sul mare, letteralmente aggrappato alla roccia della montagna, pare quasi sporgersi a picco sulla sottostante vallata dell’Adige ed è visibile (a chi ne conosca l’esistenza, vista la sorprendente ubicazione) percorrendo l’autostrada A22 del Brennero.
Proseguendo verso Nord lungo la provinciale n.8 si giunge alla sommità del Monte Baldo, fermata obbligatoria per ammirare e fotografare dall’alto lo spettacolo della visione intera del lago in tutta la sua lunghezza, da Sirmione fino a Riva del Garda. Il luogo è, inoltre, la base di partenza per escursioni lungo i sentieri circostanti per gli appassionati di Trekking e Mtb, nonché punto di ritrovo per appassionati di sport estremi di ogni genere, compresi parapendio e deltaplano. Da qualche anno la vetta è raggiungibile in pochi minuti direttamente partendo dalle rive del lago, grazie alla Funivia Malcesine-Monte Baldo, attiva sia nel periodo estivo che invernale, per consentire agli appassionati di sci e snowboard di raggiungere le piste da sci. Interessante anche la visita dell’Osservatorio Astronomico del Monte Baldo, aperto al pubblico su prenotazione: la posizione isolata e lontana da fonti di inquinamento luminoso consente agli astrofili osservazioni particolarmente suggestive.

bardolino

Ancora motociclisticamente tutto da godere è il tratto successivo del percorso, attraversando i territori di Avio, San Valentino, Brentonico e Mori, lungo le SP3 e SP22: strade di montagna ben tenute e in genere poco trafficate, da affrontare in tutta sicurezza al passo più congeniale, costeggiando il minuscolo Lago di Loppio, attraversando paesaggi di grande suggestione. E più di un’occasione per fermarsi a immortalare panorami o osservare bizzarrie della natura (come le cosiddette Marmitte dei Giganti, un complesso di pozzi glaciali del diametro di 4-5 metri e fino a una dozzina di profondità situato nei pressi di Nago) fino al tortuoso toboga che ridiscende verso il lago in corrispondenza dell’abitato di Torbole, il punto più a nord del nostro giro, dal quale s’imbocca la Gardesana Orientale per ripiegare verso la base.
Accompagnati in ogni stagione dal colorato spettacolo dei windsurf e delle vele dei kite che sfrecciano sulle acque del lago, si ridiscende verso sud districandosi in mezzo al traffico delle auto dei turisti in gran parte stranieri, attraverso località che racchiudono ciascuna un buon motivo per una sosta: dal Castello di Malcesine fino alla possibile digressione sulla sponda opposta del lago, fosse anche solo per il gusto di imbarcare la moto sul Ferry Boat che da Torri del Benaco vi scaricherà a Toscolano Maderno, poco lontano dalla Gardone Riviera del dannunziano Vittoriale.
RistoranteGiardinoDelleEsperidiBardolino (18)

Rimanendo sulla sponda veronese del lago, con la voglia di fare ancora qualche curva e allontanarsi velocemente dal traffico, può essere una buona idea deviare in direzione San Zeno di Montagna, pittoresco borgo denominato “il balcone del Garda” per la particolare posizione affacciata sul lago. Penultima tappa del nostro giro, Garda è un piacevole borgo appoggiato sulle sponde del lago: racchiude nel proprio territorio la località di Punta San Vigilio, una minuscola penisola che ospita un parco e alcune attività di accoglienza turistica di grande charme (La Locanda, La Taverna, Il Ristorante e La spiaggia Baia della Sirene) frequentate in passato da illustri ospiti, da Maria Luigia d’Austria a Winston Churchill.
Pochi chilometri ancora per ritornare al punto di partenza del nostro tour. Un ultimo bicchiere di Chiaretto in riva al lago prima di ripartire o magari una pausa benessere in uno degli alberghi che mettono a disposizione il proprio centro termale anche alla clientela esterna. Il casello di Affi può attendere ancora qualche ora.

Dove dormire

Aqualux hotel spa&suite , 
via Europa Unita 24/b, Bardolino (vr) – italy, 
tel: 045-6229999 – 
f.: 045-6229900 
http://www.aqualuxhotel.com/
info@aqualuxhotel.com
Agriturismo Costadoro 
via Costabella 29/a Bardolino (vr) 
tel 045 62.10.493 – fax 045 62.10.493
http://www.agriturismocostadoro.com/ 
info@agriturismocostadoro.com
La casa degli spiriti hotel
 via Monte Baldo 28, 
Costermano (vr) 
tel: 045 6200766 
- fax: 045 6200760 
http://casadeglispiriti.it  
info@casadeglispiriti.it
Hotel Regina Adelaide 
via xx settembre, 36 (ingresso principale)
 – garda (vr)
 tel 045 7255977 
fax 045 7256263
https://www.regina-adelaide.it  
hotel@regina-adelaide.it

Dove mangiare

Ristorante il giardino delle esperidi 
cucina ricercata tra lampadari in ferro, tappeti e arredi rétro in locale familiare dal tocco elegante.
via mameli, 1, 
37011 bardolino
telefono:045 621 0477

Ristorante da beppina  
ristorante di pesce
via goffredo mameli, 24, 
37011 bardolino vr
telefono:045 721 0387

Vecchia malcesine  
menù italiano creativo alla carta o di degustazione tra arredi colorati di design in un locale con vista lago.
via pisort, 6, 37018 malcesine vr
telefono:045 740 0469

Ristorane “l’oseleta”
di villa cordevigo wine relais
loc. cordevigo, 37010 
cavaion veronese province of verona
telefono:045 723 5287

Da visitare

Santuario madonna della corona, 
rettore don pietro maroldi
, località Santuario,  ferrara di monte baldo (vr) 
tel. e fax: (+39) 045 7220014
 info@madonnadellacorona.it
osservatorio astronomico monte baldo “a.gelodi”
www.osservatoriomontebaldo.it 
 località Novezzina, Ferrara di Monte Baldo (vr)
telefono:334 731 3710

Sentiero marmitte dei giganti
per percorrere il sentiero delle marmitte dei giganti da torbole sul garda si percorre la via strada granda fino alla fine per poi salire fino ai pozzi glaciali “marmitte dei giganti”.

Funivia malcesine monte baldo
via navene vecchia, 12 37018 
malcesine (vr) 
tel. +39.045.7400206 
fax +39.045.7401885 
email: info@funiviedelbaldo.it

Cantine

Cantina f.lli zeni  

indirizzo: via costabella, 9, bardolino vr
telefono:045 721 0022
www.zeni.it/it/

Rizzardi guerrieri 

indirizzo: via verdi, 4, 37011 bardolino
telefono:045 721 0028
www.guerrieririzzardi.it/

Azienda agricola costadoro  

indirizzo: via costa d’oro, 5, 37011 bardolino vr
telefono:045 721 1668
www.agriturismocostadoro.com/
cantine lenotti – produzione vini  
indirizzo: via s. cristina, 1, bardolino vr
telefono: 045 721 0484

CRISTIANO GILLO GILIBERTI. Bolognese, classe 1971. Buongustaio, blogger, amante dei viaggi in moto e della musica rock, cuoco per divertimento. Coniuga la passione per la scrittura con quella per la buona tavola raccontando con occhio disincantato e ironico il mondo del food e le sue tendenze nel blog The Foodie Fighter. (thefoodiefighter.wordpress.com)

12/12/2015 0 comment
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Alpenpalace

Alpenpalace lusso ad alta quota

di ALESSANDRA LEPRI.

E’ stato recentemente premiato come migliore nuovo albergo d’Europa l’elegante “gioiello di famiglia” di Jonas Mairhofer dal press club internazionale “Gotha del Gusto”. Indimenticabile l’atmosfera cordiale che accoglie i clienti, così come l’alto livello dei servizi, la qualità del ristorante, la cura dell’arredamento e soprattutto l’area benessere. Questa interessante realtà alberghiera, costruita sull’esperienza e la sensibilità della famiglia Mairhofer con gusto e rispetto della tradizione, ha scelto la strada dell’innovazione e dell’ecocompatibilità, attraverso l’impiego di materie prime selezionate e soluzioni architettoniche nel pieno rispetto dell’ambiente. Si trova a due passi da Brunico, nel cuore della Valle Aurina, meta ideale per vacanze sia estive che invernali, affascinante per i castelli da scoprire, le alte vette da conquistare, il parco nazionale, le passeggiate e l’attività sciistica. Assolutamente da non perdere l’area wellness, che merita da sola un soggiorno all’Alpenpalace. In linea con la rinomata vocazione altoatesina all’ineccepibile ospitalità, è d’obbligo un bagno, a qualsiasi temperatura, nelle splendide piscine all’aperto, con la cornice dei panorami mozzafiato, le cime innevate, i verdi intensi dei boschi, i profumi delle erbe alpine. Collegate alla struttura con pietre scaldate per minimizzare l’impatto con la temperatura esterna, regalano al corpo e alla mente un’immediata sensazione di benessere. All’interno un interessante e accurato percorso di bagni di vapore, salini o aromatizzati alle erbe, e una rilassante grotta con parete a gradazione salina con pruno selvatico, per unire i benefici dell’aria salmastra a quelli delle piante.

Alpenpalace Deluxe Hotel & Spa Resort
via Gisse 83
San Giovanni in Valle Aurina (Bz)

 

Alpenpalace 1 Alpenpalace 3

11/24/2015 0 comment
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