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E’ un viaggio che mi ha portato in fondo alle cose quello organizzato dalla Strada del vino e dei sapori del Trentino, dentro il procedere lento e concreto di chi ha un sogno protetto dalla terra. Dove la partita a carte si gioca con la natura, si vince e si perde senza possibilità di una seconda mano. “A noi è andata bene – continua Valentina davanti al Trento Doc lavorato con metodo Champenoise – siamo stati fortunati, il nostro viaggio è iniziato nel migliori dei modi ”

E allora proviamo a raccontarvelo questo viaggio fra vigne, sapori trentini e una bellissima chiesa a Lisignago, dove dal 1400 ad oggi si è celebrato un solo matrimonio. www.pfgstyle.com @visittrentino @igerstrentino @trentino_mountains @vinodolomiti @trentodoc .
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Ci si perde fra i profumi e si cammina nella storia, quella delle persone però che quando arrivi e ti salutano sanno di pane appena sfornato e di stagioni. “Per ricordare le date che riguardano i miei figli mi collego alle vendemmie o ai raccolti e così ha fatto mio padre e ancora prima mio nonno” dice Valentina Togn davanti alle mura del 1700 di Maso Poli, una generazione di vignaiuoli che ha come ultime capofila le giovani donne della famiglia e una seconda annata tutta da scoprire nei 15 ettari di terreno.

E’ un viaggio che mi ha portato in fondo alle cose quello organizzato dalla Strada del vino e dei sapori del Trentino, dentro il procedere lento e concreto di chi ha un sogno protetto dalla terra. Dove la partita a carte si gioca con la natura, si vince e si perde senza possibilità di una seconda mano. “A noi è andata bene – continua Valentina davanti al Trento Doc lavorato con metodo Champenoise – siamo stati fortunati, il nostro viaggio è iniziato nel migliori dei modi ”

E allora proviamo a raccontarvelo questo viaggio fra vigne, sapori trentini e una bellissima chiesa a Lisignago, dove dal 1400 ad oggi si è celebrato un solo matrimonio.

VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL TRENTINO

TOBLINO E SANTA MASSENZA

Ci si riflette il verde sul lago di Toblino, l’aria è tersa e se avessi avuto una coperta mi sarei messa a leggere sul prato, sorseggiando un fresco bicchiere di Chardonnay. Perché questo è ciò che potreste fare in un giorno d’estate, allentando il freno e cambiando marcia ai pensieri.

Ci troviamo nella valle dei laghi, alle nostre spalle la centrale idroelettrica di Santa Massenza che è l’impianto più potente del Trentino, scavato nella roccia a 600 metri di profondità. Non immaginatevi una bruttura che devasta il panorama al contrario, si tratta di un edificio storico ad opera dell’architetto Giovanni Muzio, lo stesso che ha progettato la sede dell’Università Cattolica a Milano e la Triennale, nonché la Basilica dell’Annunciazione a Nazareth. Fanno le visite guidate e vale la pena addentrarvi dentro, laddove l’acqua diventa energia.

Salendo più in alto a pochi chilometri dalla centrale troviamo il piccolo paese di Santa Massenza definito anche la capitale della grappa perché è il comune italiano con la più alta concentrazione di distillerie. E in effetti è molto curioso, poche anime per la strada in una giornata assolata ma è come avere la sensazione che la scoperta sia tutta nei cortili chiusi, come capita ai turisti delle grandi città.

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Entrare nella distilleria Maxentia procura la stessa sensazione che avviarsi verso il caveau di una banca, lo sai che da lì a poco aprirai un cassetto prezioso. E così è stato, quando i profumi di pane e di salumi hanno lasciato il passo alla grappa di Nosiola e alla grappa di Vino Santo, un vino passito prodotto nella Valle dei Laghi. Le uve Nosiola si pigiano solo durante la settimana santa e qui nella distilleria troviamo un antico alambicco perfettamente funzionante alimentato a legna, pensate, con licenza di esercizio ereditata dall’impero austro-ungarico.

Dopo aver degustato anche noi a sufficienza la strada riprende verso un luogo incantato. Lo vedo da lontano, in tutta la sua bellezza. Circondato dall’acqua il castello di Toblino è quello che si definisce un castello fiabesco. Ma nel senso vero del termine: secondo un’antica leggenda, infatti, 2000 anni fa ci abitavano le fate e proprio a loro fu dedicato un tempietto. Lo certifica una lapide murata nel portico del castello che l’archeologo Paolo Orsi definisce “unica nel suo genere nella realtà epigrafica romana”. La rocca cinqucentesca, che sorge su uno sperone roccioso non è visitabile al suo interno, ma se volete potete sorseggiare un buon bicchiere di vino (magari il Vino Santo Trentino Doc prodotto da uve selezionate dell’autoctona Nosiola, indimenticabile il biologico che ho assaggiato io nell’enoteca Sarica dell’azienda Pisoni, i cugini Marco e Stefano alla guida dei vigneti con produzione dal 1852) nella panoramica terrazza del bar sotto le mura. Per arrivare al castello si può percorrere la strada a piedi che costeggia il lago, lo spettacolo è davvero molto bello. Me lo immagino in primavera, avvolto ancora da una luce fredda, fra rami che sanno di profumo e di buone nuove in arrivo.

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TRENTINO. LA PIANA ROTALIANA

Tutto è pronto per la scoperta dei Masi, le biciclette assistite ci portano in luoghi meravigliosi scoprendo persone e quotidiano, fatiche e soddisfazioni. Girare la piana in bicicletta è meraviglioso, il senso di libertà che hai addosso ad ogni discesa è pari a quello dell’infanzia. Poi ci sono le risalite e qui si torna adulti in breve tempo. Se siete molto sportivi e volete attraversare queste zone in bicicletta potete scoprire gli affascinanti itinerari che propone Mountain bike Road Bike per Altopiano di Piné e Valle di Cembra (trovate tutte le indicazione su visitpinecembra.it)

Così lungo la strada provinciale 131, quella del vino per intenderci, abbiamo conosciuto le realtà di Maso Poli e Molino dei Lessi, quest’ultimo con un progetto nuovo di agricoltura a impatto zero con coltivazione di uva Johanniter che qui si coltiva senza nessuna sostanza tossica.

Dopo l’ebrezza di una bella pedalata vale la pena assaggiare i piatti tipici del territorio. Segnalo con felicità la Trattoria Vecchia Sorni, chef da ricordare Lorenzo Callegari. Qui ho scoperto il comede, uno spinacio selvatico buonissimo, impazzita per il pesce carpione con purè di patate all’erba cipollina, asparagi bianchi e salsa all’ortica. Il viaggio all’insegna dei vini riprende nella piana rotaliana definita da Cesare Battisti nel 1905 “il giardino vitato più bello d’Europa”. E aveva ragione. Qui si producono i maggiori vini trentini e qui nasce il mio amato Teroldego. Come i profumi anche i vini si legano ai ricordi, il mio risale ad alcuni anni fa quando facevo la giornalista al Mattino di Bolzano. La prima persona che conobbi in quella città fu Freddy, aveva un bicchiere di Teroldego in mano. L’amicizia che nacque tra il vino e la persona fu tutt’uno. Da allora il principe dei vini è entrato nella mia vita di degustatrice. Nella degustazione guidata di Teroldego Rotaliano, in compagnia dei produttori, ho apprezzato il Teroldego della piccola azienda agricola Redondèl nelle sue tre declinazioni: Assolto, Dannato e Beato.

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A Mezzocorona ho scoperto un’altra cosa ancora: salendo sul monte con una piccola funivia ci si trova proiettati in un altro mondo, dove non esistono auto né motorini. Solo un albergo, persone preziose e tanto silenzio. Prometto di raccontarvelo a parte perché merita una visita e un assaggio di strudel. Con un capitolo a parte su Palazzo Martini, storico edificio risalente alla seconda metà del XVII secolo.

LA VAL DI CEMBRA

Siamo arrivati di mattina nella Val di Cembra, nell’ora in cui il sole abbraccia il verde e lo colora d’oro. Il lusso qui lo individuiamo subito: sta nello spazio e nell’immensa eternità della montagna. E là, davanti a noi, distese di filari inanellati uno dopo l’altro, uno dentro l’altro. A Giovo si trova l’Opera Vitivinicola che produce il Trento doc della Val di Cembra. Qui, a Villa Corniole, ho degustato un prezioso e fresco Muller Thurgau in barricaia, poi ho effettuato il sentiero dei Vecchi mestieri nell’antica viabilità storica e visto le Piramidi di Segonzano che sembrano totem, pinnacoli di terra alti decine di metri alcuni dei quali sovrastati da un grande masso.

Nella Val di Cembra da oggi e fino al 2 luglio inizia la Rassegna del Müller-Thurgau: Vino di Montagna.

Se siete in zona non perdetevi al bellezza della Chiesa di san Leonardo che risale al 1440. Quella che vi ho citato all’inizio dell’articolo, una sola messa all’anno ma tanta storia da raccontare. All’interno si trovano preziosi affreschi che riproducono una rara rappresentazione delle tre divine persone, La Madonna della Misericordia e S.Orsola con la bandiera crociata insieme ad un coro di vergini.

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07/03/2017 0 comment
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La scrittrice slovena Alma M. Karlin, ricordarla con un viaggio a Celje dove è nata e dove ancora esiste un museo a lei dedicato.

Il libro di Barbara Trnovec, Kolumbova Hci (La figlia di Colombo), la descrive come una persona mite e pensierosa, piena di risorse e grande esploratrice. Nell’ultimo viaggio in Slovenia mi sono imbattuta, per caso, nella vita di una grande donna, una delle prime viaggiatrici del ‘900: si tratta della scrittrice Alma M. Karlin, una vita complicata e una storia, la sua, che ha insito l’impianto della sfortuna. Eppure lo sguardo, come il suo pensiero, rimangono intatti e puri di fronte alle macerie che la vita le impone, fino agli ultimi cinque anni trascorsi in completa miseria e solitudine. Ma i viaggi che effettua in giro per il mondo, a cavallo degli anni Venti prima che il Nazismo la perseguiti perché amica degli ebrei e degli inglesi catturandola nel ’41, sono la più bella descrizione del sapere attraverso l’avventura. Viaggerà da sola in ogni dove e con ogni mezzo, dalla Cina al Giappone alla Corea attraversando l’America, l’India, la Nuova Guinea e tanti altri luoghi mossa da una grande curiosità che descrisse assai bene nei diari divenuti libro, Viaggio solitario per il mondo pubblicato nel 1929. Fogli pieni di storie, battuti a macchina con la sua Erika.

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Viaggio alla scoperta di Alma M. Karlin

La città di Celje, dove nacque nel 1899, le ha dedicato una grande statua che troneggia in piazza Krek, nel centro storico, ricordandola con la valigia in mano e con il cappello a tesa larga che usava indossare sempre.  In questa cittadina ho visto la mostra permanente che ruota inforna alla vita dell’autrice dentro il Celje Museum of Recent History. Tantissimi gli oggetti e i fogli sparsi, raccolti durante il suo lungo viaggio intorno al mondo, una parte degli 850 articoli di corrispondenza, copertine di libri, manifesti e manoscritti.

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Viaggio in Slovenia alla ricerca di Alma Karlin

Il 24 novembre del 1919 Alma lascia definitamente Celje, portando qualche soldo, una macchina da scrivere e dieci dizionari di lingua auto composti. La sua ricerca parte da lì. Così, osservando alcune immagini di lei in Oriente, ho giocato su rimandi personali che in qualche modo ci accomunano: la passione per i ventagli e lo sguardo appena più lontano di ciascun sogno.

Alma Karlin is an extraordinary traveller, polyglot and writer from Celje. Nowadays she inspires artists and feminists.

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Cosa vedere a Celje

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Situata nella parte slovena dell’ex provincia di Stiria, Celje è la terza città della regione con 50.039 abitanti. Il  centro storico medievale è delizioso, le stradine possono fare da sfondo a romantiche passeggiate. Da qui vedrete il Castel vecchio: struttura del dodicesimo secolo situata sul colle sopra la città, apparteneva alla più importante famiglia feudale slovena, quella dei Conti di Cilli.

Nelle vicinanze di Celje, trovate il lago Šmartinsko jezero,  da non perdere.

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02/07/2017 0 comment
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MERENGUE PATRIMONIO DELL'UMANITA

lI Merengue, ritmo musicale della Repubblica Dominicana, è stato appena dichiarato dall’Unesco, Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità  in quanto simbolo della storia e della cultura del paese. Questo ritmo gioioso infatti invade ogni ambito della vita quotidiana dei dominicani ed è presente nelle relazioni private e familiari, nei momenti di festa e persino nella manifestazioni a carattere politico.

La musica rappresenta da sempre un elemento fondamentale nell’isola: non c’è casa, strada o spiaggia dove non regni sovrano il suo ritmo contagioso. Non sorprende, quindi, che la gente si lasci spesso prendere dalle note e dai canti o improvvisi qualche passo di merengue o anche di bachata e son.

Il Ministro del Turismo Francisco Javier Garcia ha così dichiarato: “Siamo davvero felici di questo importante riconoscimento perché il merengue è l’espressione dell’identità e dell’allegria del nostro popolo che ora si manifesta a tutto il mondo” – e prosegue “il merengue ha un potere aggregante in quanto contribuisce alla convivenza pacifica tra le comunità e riesce ad attrarre classi sociali differenti”- ha concluso Garcia.

Nato da influenze spagnole, africane e indigene, la formazione musicale base del merengue comprende il “cuatro”, una chitarra a quattro corde, la “guira”, uno strumento a percussione, e il tamburello. Nel 1870 il “cuatro” è stato sostituito dalla fisarmonica, a cui è segue poi la comparsa di sassofono, basso e pianoforte.

Oggi, il merengue è suonato da grandi musicisti che l’hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Tra questi possiamo citare Joseíto Mateo, Juan Luis Guerra, Johnny Ventura, Milly Quezada, Wilfrido Vargas, Fernando Villalona, i Rosario Brothers ed Eddy Herrera.

Joseíto Mateo,

Questo ritmo oltre a popolare tutte le feste tradizionali del paese, è celebrato a fine luglio in un Festival del Merengue nella capitale Santo Domingo che per l’occasione si anima con esibizioni folkloristiche in costume, mercatini di artigianato, feste ed eventi dedicati alla gastronomia locale.

Il merengue diventa il protagonista incontrastato per giorni e notti di grande festa, in cui la capitale dominicana si trasforma in un’autentica pista da ballo a cielo aperto.

Joseíto Mateo,

12/15/2016 0 comment
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tour in Baviera con la moto

di Cristiano “Gillo” Giliberti

Schloss Neuschwanstein. Persino Walt Disney rimase affascinato dall’aspetto f­iabesco di quell’antico maniero, costruito a picco sulla vallata in posizione dominante rispetto alla cittadina di Fussen, al punto da utilizzarlo come modello per disegnare il castello de “La bella addormentata nel bosco” nel film di animazione del ’59, e da volerlo in seguito come simbolo della Disney stessa.

E’ proprio da uno dei simboli storici della Baviera che prende il via il nostro itinerario, attraverso una regione alla quale l’inverno e il clima natalizio conferiscono un fascino se possibile ancora maggiore che in altri periodi. Tanto verde e accogliente in primavera e in estate quanto piacevole da visitare anche nella stagione fredda, la Baviera è la destinazione ideale per per un viaggio a due ruote di grande attrattiva, particolarmente indicato a quei motociclisti temerari la cui passione non conosce stagione.

tour in Baviera con la moto

La storia di Neuschwanstein e degli altri Castelli di Baviera è strettamente legata alla travagliata esistenza del principe Ludwig II di Baviera, la cui controversa vicenda venne immortalata da Luchino Visconti nel film “Ludwig” del 1973, protagonisti Helmut Berger e Romy Schneider. Cugino di primo grado di Sissi la principessa Elisabetta d’Asburgo, scomparso prematuramente in misteriose circostanze, il sovrano bavarese è considerato in assoluto il simbolo del decadentismo germanico e rimane tuttora una della figure più enigmatiche, amate e discusse della storia tedesca. Ispirato dalle tendenze culturali del proprio tempo, nell’arco del proprio breve regno Ludwig ordinò la costruzione di tre delle quattro residenze, con l’intento di rendere omaggio al mito delle antiche leggende celebrate nelle opere di Richard Wagner, che del principe fu contemporaneo e amico.

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Poco distante da Neuschwanstein troviamo il castello di Hohenschwangau, che il padre di Ludwig, Maximilian II, aveva fatto riedificare e dove il principe visse gli anni della giovinezza, mentre a qualche chilometro da Fussen, a Ettal, ecco Linderhof, l’unico dei castelli di cui Ludwig riuscì a terminare la costruzione. E’ anche il più piccolo dei quattro ed è caratterizzato dalla presenza al proprio interno di una finta grotta-teatro appositamente voluta dal sovrano per poter assistere in anteprima e come unico spettatore alle rappresentazioni di Wagner in un’atmosfera unica e straordinaria. Situato su un’isola al centro del lago Chiemsee, a circa 160 km di distanza dai primi tre, è il castello di Herrenchiemsee, raggiungibile in traghetto con imbarco a Prien: nelle intenzioni di Ludwig avrebbe dovuto surclassare per sfarzo e grandiosità persino la reggia di Versailles, ma vennero a mancare le risorse, e il progetto originale non venne mai realizzato fino in fondo.

Lasciata alle spalle Fussen e i suoi castelli, è tempo di rimettersi alla guida verso la destinazione successiva: che nel nostro caso è la strada stessa. Richiama ogni anno milioni di visitatori la Romantische Strasse, itinerario turistico tracciato negli anni ’50, considerato a ragione come una delle maggiori attrazioni turistiche della Germania. Landsberg am Lech, Augsburg, Nördlingen sono i waypoint da segnare nel navigatore, ma sarà comunque impossibile smarrirsi, dal momento che la via è ben segnalata dagli inconfondibili cartelli di colore marrone. Un percorso tutto da guidare in souplesse tra paesaggi mozzafiato, fermandosi di tanto in tanto per visitare un borgo medievale, per ammirare capolavori architettonici del barocco o per una pausa di ristoro a base di birra e bratwurst in una tipica taverna in stile bavarese.

tour in Baviera con la motoAbbandonata la Romantische in corrispondenza di Alsbach la bussola indica direzione nord-est, fino alla tappa successiva del nostro viaggio: Norimberga. Anche in questo caso il periodo invernale si rivela il più propizio per una visita: la cittadina bavarese ospita infatti ogni anno il Christkindlesmarkt, ovvero il Mercatino del Bambin Gesù, uno dei più antichi e suggestivi mercatini di Natale di tutta Europa, la cui apertura è una cerimonia particolarmente sentita da parte degli abitanti della città. Al calare della sera del primo Venerdì di Avvento è l’Angelo del Natale in persona a pronunciare dal portico del coro della Chiesa di Nostra Signora il discorso che dà il via alle celebrazioni del Natale di Norimberga. 180 sono le bancarelle del grande mercato nella Piazza Hauptmarkt ai piedi della chiesa gotica, presso le quali è possibile acquistare decorazioni natalizie realizzate artigianalmente, i tipici omini fatti di prugne secche e stoffa detti Zwetschgenmännle oppure i Lebkuchen, biscotti di pan di zenzero, o ancora gustare le caratteristiche salsiccette speziate di Norimberga.tour in Baviera con la moto

Molto belli anche gli altri mercatini disseminati per il centro cittadino: da quello allestito nella Rathaus, la Piazza del Municipio, dove trovano spazio tutte le città gemellate con Norimberga (compresa Venezia per l’Italia) a quello esclusivamente dedicato ai bambini in Hans-Sachs-Platz, dove è presente una giostra antica, un trenino decorato e uno sportello delle Deutsche Poste dedicato a ricevere le letterine indirizzate a Babbo Natale. Per tutto il periodo dell’Avvento, inoltre, il centro storico è animato da concerti di ottoni, musiche e canti natalizi. Molto particolare la cerimonia dell’8 dicembre: sono duemila i bambini che, ciascuno con la propria lanterna, attraversano il centro della città fino al castello, per la tradizionale processione delle luci.

tour in Baviera con la moto

L’ultima delle destinazioni è roba per gli spiriti più avventurosi. Il più temuto, il più affascinante di tutti: Elefantentreffen. Non esiste vero motociclista al quale questa parola non provochi un brivido di emozione. La prima edizione risale al 1956, quando nacque come raduno dedicato alle moto e ai sidecar Zundapp residuati della seconda guerra mondiale soprannominati appunto Elefanten. Col passare degli anni ha raccolto sempre più appassionati di moto di tutti i generi, fino a diventare il ritrovo di motociclisti più famoso d’Europa.

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La tradizione ne fissa la data di svolgimento all’ultimo weekend di gennaio e negli anni la location ha subìto più di una variazione: dopo il circuito del Nurburgring e quello di Salisburgo, dal 1989 ha trovato una sede stabile nella foresta di Loh-Thurmansbang, a circa 60 km da Passau, in una sorta di grande vallata chiusa affettuosamente soprannominata Hexenkessel, la conca della strega.

Per la difficoltà di raggiungerne la sede e per le condizioni climatiche sovente proibitive è considerato il motoraduno per eccellenza, con presenze nell’ordine di tre-quattromila persone ogni anno, provenienti da tutta Europa. Chiunque ci sia stato racconta di epiche cavalcate attraverso la tormenta, svalicando passi dal fondo innevato, con seri problemi talvolta persino a orientarsi per arrivare a destinazione, che è volutamente poco segnalata e ardua da trovare. L’organizzazione mette a disposizione dei partecipanti grandi quantitativi di paglia sulla quale montare le tende e di legna da ardere per riscaldarsi, oltre naturalmente alla birra, che nei tre giorni dell’evento scorre immancabilmente a fiumi.

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Nell’intento di riportare l’Elefantentreffen al suo originario spirito avventuroso, a partire dall’edizione del 2016 sono state fissate regole precise sia per quanto riguarda i mezzi ammessi all’accesso nella “Buca”, sia per la sistemazione: niente più baracche e stufe montate nei giorni precedenti, né tantomeno furgoni di appoggio, ma solo moto, tende e l’entusiasmo dei veri pionieri. Partecipare all’Elefanten non è certo impresa da affrontare in maniera improvvisata: necessita di un’adeguata preparazione, ma lo spettacolo della grande distesa di falò che illuminano la notte bavarese, insieme alla sensazione di appartenenza a una grande comunità di appassionati ripagano ampiamente ogni fatica del viaggio.

Dove Dormire

Hotel Sommer  ****

Indirizzo: Weidachstraße 74,
87629 Füssen, Germania

Telefono:+49 8362 91470

www.hotelsommer.de

Hotel Schlosskrone  ****

Indirizzo: Prinzregentenpl. 4,
87629 Füssen, Germania

Telefono:+49 8362 930180

www.schlosskrone.de

HOTEL DEUTSCHER KAISER ***

Indirizzo: Königstraße 55,

90402 Nürnberg, Germania

Telefono:+49 911 242660

www.deutscherkaiser-hotel.de

Hotel Vosteen ***

Indirizzo: Lindenaststraße 12,

90409 Nürnberg, Germania

Telefono:+49 911 95512330

http://www.hotel-vosteen.de

Sonnenhügel  **

Indirizzo: Bayerweg 65,
94379 St. Englmar, Germania

Telefono:+49 9965 290

www.sonnen-huegel.de/

Da Visitare

schloss neuschwanstein e castelli di baviera
neuschwansteinstraße 20, 87645 schwangau
www.neuschwanstein.de

apertura: la biglietteria si trova ai piedi del castello ed è aperta
dalle 8 alle 17 (aprile-metà ottobre)
dalle 9 alle 15 (metà ottobre-marzo)

chiusura: 1 gennaio, 24, 25 e 31 dicembre
mercatini di natale norimberga

congress- und tourismus-zentrale nürnberg
frauentorgraben 3/iv
90443 nürnberg
telefono: +49 (0)911 2336-0
fax: +49 (0)911 2336-166
e-mail: tourismus@nuernberg.de
homepage: http://www.tourismus.nuernberg.de

elefantentreffen

bvdm 60. elefantentreffen
dal 29. – 31.01.2016.
loh, solla – thurmansbang
foresta bavarese
https://www.bvdm.de/index.php?id=47&lang=6

ROAD BOOK

 

Füssen, Germania

0

 
Landsberg am Lech, Germania

66,6

66,6

Augusta, Germania

44,5

111,1

Nördlingen, Germania

78,6

189,7

Ansbach, Germania

64,9

254,6

Norimberga, Germania

43,7

298,3

Cham, Germania

163

461,3

Sankt Englmar, Germania

32,8

494,1

Thurmansbang, Germania

71,2

565,3

Prien am Chiemsee, Germania

177

742,3

 

Cristiano “Gillo” Giliberti.

Bolognese, classe 1971. Buongustaio, blogger, amante dei viaggi in moto e della musica rock, cuoco per divertimento. Coniuga la passione per la scrittura con quella per la buona tavola raccontando con occhio disincantato e ironico il mondo del food e le sue tendenze nel blog The Foodie Fighter. (thefoodiefighter.wordpress.com)

12/14/2016 0 comment
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LOVEAT

Si chiama LovEat e sarà la prima fiera delle Eccellenze alimentari e non solo:, un percorso enogastronomico completo che è in programma al Pala Expo di Venezia dal 2 al 4 dicembre prossimi. Presenti 250 produttore specializzati. Alla conferenza stappa di presentazione è stato reso noto anche il testimonial d’eccezione, si tratta del giornalista e scrittore Gioacchino Bonsignore.
“Fin dall’anno 1000 Venezia è una fiera a cielo aperto, non solo crocevia ma vera e propria meta di scambi tra Oriente e Occidente – hanno detto gli organizzatori – i Veneziani diffondono e al contempo fanno propri gli usi e i costumi alimentari dei popoli che incontrano. LovEat a Venezia chiude il cerchio tra storia, innovazione e cooperazione internazionale”

Tanti gli eventi in programma, fra questi un focus dedicato all’export nei Paesi asiatici grazie alle partnership con società specializzate come Stile Italiano, inserito nel tessuto commerciale cinese. Ma anche tanti gustosi   showcooking, interessanti seminari  e workshop tematici dedicati alla Dieta Mediterranea e alla Salute & Alimentazione

 

 

07/13/2016 0 comment
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COLLISIONI

Nella splendida cornice delle Langhe piemontesi ritorna Collisioni, il festival agrirock di letteratura vino e musica, che aprirà i battenti  dal 14 al 18 luglio nella città di Barolo, in provincia di Cuneo. Il tema di questa ottava edizione è Stranger, un omaggio a David Bowie, ma anche alla paura che abbiamo dopo i numerosi attentati compiuti in questi ultimo anni. Una paura che non ci deve separare e proprio per questo il festival ha i toni della condivisone. Della partecipazione, con un calendario cinematografico di grande tenore,  sarà infatti presente Atom Egoyan, autore di Remember candidato quale miglior film straniero al David di Donatello e il grande Abel Ferrara. Ma anche tanti nomi della musica internazionale, dai Modàa a Elton John, da Marco Mengoni a Mika ai Negramaro.

IL PROGRAMMA LO TROVATE CLICCANDO QUI

COLLISIONI

Ci saranno anche vini da degustare dunque, all’insegna della celebrazione di un territorio ricco di vigneti pregiati.  Fra le indicazioni di PFGSTYLE TRAVEL l’azienda Tenuta San Pietro di Tassarolo con una produzione di vini biologici e biodinamici. Tenuta San Pietro porterà in degustazione vini “vivi”, prodotti da piante che crescono su terreni “sani e vitali”, lavorati secondo i criteri dell’antroposofia di Rudolf Steiner. Le vigne sono trattate solo con composti che si producono direttamente nelle campagne della Tenuta San Pietro, nessun composto chimico né in campagna né in cantina.

“Da anni siamo impegnati nella produzione biologica e biodinamica dei vini, e questa filosofia di rispetto della natura e dei suoi cicli di vita, ci guida verso una visione sempre più attenta e consapevole della realtà in cui viviamo, comprese le sue forme artistiche più alte come quelle che Collisioni ogni anno propone – spiega Corrado Alota titolare della Tenuta San Pietro – abbiamo deciso di partecipare al Progetto Vino, perché crediamo che i nostri vini potranno essere i portavoce dell’etica sulla quale abbiamo edificato con tenacia e sacrificio la nostra cantina e speriamo che meglio di noi, possano raccontare la storia millenaria dei nostri vigneti ed i nostri progetti futuri.”

COLLISIONI

VINI IN DEGUSTAZIONE
Gavi San Pietro 2015: emblema dell’azienda, riconosciuta in tutto il mondo per la sua bottiglia trasparente e per la particolarità della sua etichetta. L’elegante etichetta di Gavi San Pietro per la sua completezza ed esaustività quasi ad essere già una scheda tecnica, è tra le poche etichette al mondo che non ha avuto bisogno di essere tradotta per l’esportazione nei paesi extra europei, perché già immediatamente comprensiva.
Gavi Il Mandoro 2015 : linea Eccellenza dell’azienda, prodotto con le uve di un singolo vigneto denominato “Il Mandorlo”, tra i più storici della Tenuta.
Nero San Pietro Monferrato DOC Rosso 2013: nasce dall’assemblaggio di Barbera ed Albarossa, pianta autoctona piemontese incrocio tra Barbera e Nebbiolo, dal cromatismo intenso, profumo molto vinoso e tannini importanti, ed una piccola parte di Cabernet Sauvignon.
Bellavita Monferrato DOC Rosso 2012: la sua base proviene da una parte dell’assemblaggio del Nero San Pietro (Barbera, Albarossa e Cabernet), a fine fermentazione alcolica e malolattica una parte di questo vino viene messo in barriques di rovere francese, sempre rigorosamente nuove e con una tostatura molto leggera, per almeno due anni.
Brut San Pietro VSQ Vino Spumante di Qualità: nasce dall’assemblaggio delle uve Cortese e Chardonnay pigiate insieme, il mosto ottenuto, dopo la decantazione naturale, viene trasferito in autoclave. Le uve vengono raccolte a metà agosto quando il grappolo non è ancora perfettamente maturo per garantire l’acidità necessaria per la produzione di questo spumante.
Rosè San Pietro Brut VSQ Vino Spumante di Qualità: prodotto con uve di Albarossa raccolte in anticipo quando il grappolo non è ancora perfettamente maturo, per garantire la giusta acidità. Espressivo, seducente e ben equilibrato, la sua ricchezza si ritrova nei dettagli: dalla struttura delicata al palato, alla vibrante acidità finemente armonizzata con aromi di ribes, fragole e spezie.

COLLISIONI

07/07/2016 1 comment
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riolo

Il 24 luglio del 1877, in una piccola cittadina romagnola, si aprirono i cancelli di uno stabilimento termale che sarebbe diventato negli anni uno dei più ambiti luoghi di benessere. La calma, l’aria preziosa, i vulcanetti naturali di Bergullo, le sorgenti, la natura rigogliosa hanno fatto sì che le Terme di Riolo accogliessero personaggi del calibro di Lord Byron, Gioacchino Murat e i principi Bonaparte, Pellegrino Artusi, Giosuè Carducci.

Passeggiare all’interno del parco secolare ha una valenza meditativa, nei 12 ettari di spazio si incrociano le energie della natura e la bellezza di querce centenarie. Alle Terme di Riolo ci potete arrivare in macchina ma anche comodamente in treno, si scende a Castel Bolognese e si prende un autobus che dalla stazione porta direttamente allo stabilimento in meno di quindici minuti.

Le acque sono sulfuree e salsobromoiodiche, vengono usate per terapie idropiniche, inalatorie e bagni, grazie alle loro proprietà depurative in grado anche di limitare i danni da fumo.

Ma la vera sorpresa di questo luogo sono le strutture architettoniche Liberty, come l’ingresso al Padiglione Centrale dove si effettuano le cure e l’edifico del Grand Hotel delle Terme che ha mantenuto intatto lo stile ed alcuni arredamenti di quel periodo.

La bellezza del giardino unita all’eleganza dell’ambiente fanno di questo hotel una vera oasi per riallineare mente e corpo. I piatti sono serviti in una grande sala con mobili originali d’epoca. Presto vi faremo vedere il meglio nella nostra guida liberty!

Un ringraziamento speciale all’azienda Domani per il costume che vedete in questo servizio

07/06/2016 0 comment
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BANFF MOUNTAIN FILM FESTIVAL È PARTITO IL TOUR ITALIANO
BANFF MOUNTAIN FILM FESTIVAL È PARTITO IL TOUR ITALIANO
BANFF MOUNTAIN FILM FESTIVAL È PARTITO IL TOUR ITALIANO

Banff Mountain Film Festival è partition tour italiano

Sono sempre sfide, spesso personali, quelle che si fanno in alta montagna. Si scalano vette con la stessa difficoltà e testardaggine con cui si affrontano i sogni, perché le mete raggiunte sono come tasselli mancanti. In quel caleidoscopio straordinario che si chiama personalità. E nel continuo divenire, cambiamento, frustrazione e accettazione di sé ecco che gli sport estremi giocano un ruolo psicologico, rafforzando una carica interiore o un cedimento strutturale dell’anima. Ed è proprio questo che rende affascinante il Banff Mountain Film Festival, è proprio guardando le imprese leggendarie di alcuni protagonisti che capisce cosa vuol dire alzare l’asta delle emozioni. Giunto alla quarta edizione questo appuntamento con gli sport estremi rilancia nell’edizione 2016  otto nuove serate,e raggiungendo un totale di 24 tappe italiane.

Dedicato agli appassionati di montagna e outdoor, offre un’accurata selezione dei migliori corto-medio metraggi presentati alla 40ma edizione del festival canadese: sci, alpinismo, freeride, arrampicata ma anche mountain bike, parapendio e kayak. Ogni serata sono circa due ore di proiezioni.

Banff Mountain Film Festival è partito il tour italiano. Ecco i temi:

Se sciare alla luce della luna è un’esperienza che molte persone hanno fatto, lo stesso non si può dire di un’eclisse totale di sole, un evento quanto mai raro. Eclipse, per la regia di Anthony Bonello e premiato come Best Film Snow Sports, è tra i film in programma e racconta la realizzazione di una grande avventura alle Svalbard, alla caccia della foto perfetta. A questo si aggiunge Chasing Niagara, che racconta il sogno ambizioso di scendere in kayak le cascate del Niagara, premiato a Banff come Best Film Mountain Sport: un’emozionante storia di amicizia tra un gruppo di kayaker con la voglia di alzare sempre l’asticella dei propri limiti… e un finale inaspettato. Non mancherà naturalmente l’arrampicata e, questa volta, la protagonista è una donna. In Golden Gate, la climber americana Emily Harrington si misura con le difficoltà della salita in libera di una delle più famose vie di arrampicata su El Capitan, a Yosemite.

È possibile acquistare i biglietti online al prezzo di prevendita di 15 €, mentre la sera stessa dell’evento al botteghino il costo del biglietto sarà di 16€.

Banff Mountain Film Festival World Tour Italy 2016 – Il Calendario

· Padova, 4 aprile 2016 – Cinema MPX – Pio X, ore 20,30
· Morbegno (Sondrio), 7 aprile 2016 – Cinema Pedretti, ore 20,30
· Casatenovo (Lecco), 8 aprile 2016 – Cinema Auditorium, ore 20,30
· Firenze, 11 aprile 2016 – Cinema Odeon, ore 20,30
· Roma, 12 aprile 2016 – Cinema Moderno-The Space Cinema, ore 20,30
· Terni, 13 aprile 2016 – Cinema Cityplex Politeama Lucioli, ore 20,30
· L’Aquila, 14 aprile 2016 – Cinema Movieplex, ore 20,30
· Cuneo, 20 aprile 2016 – Cinema Monviso
· Champoluc-Ayas (Aosta), 22 agosto, Centro Congressi MonterosaTerme, ore 20,45
· Cortina (Belluno), 25 agosto, Centro Congressi Alexander Girardi Hall, ore 20,45

BMFFWT-ITALY2016_Beat Down Credit Camp4_0 BMFFWT-ITALY2016_Chasing Niagara 01 Matt BakerBMFFWT-ITALY2016_Golden Gate 04 Jon Glassberg Louder Than Eleven BMFFWT-ITALY2016_Golden Gate 06 Jon Glassberg Louder Than ElevenBMFFWT-ITALY2016_Living Rivers Surf 08 Max LoweBanff Mountain Film FestivalBMFFWT-ITALY2016_Degrees North 01 Tero RepoBMFFWT-ITALY2016_Degrees North 02 Tero RepoBMFFWT-ITALY2016_Golden Gate 01 Jon Glassberg Louder Than Eleven

03/23/2016 0 comment
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PFGSTYLE TRAVEL

STREET ART DA BANKSY A BLU PASSANDO PER KEITH HARING E LADY PINK. UNA MOSTRA A BOLOGNA CELEBRA L’ARTE DI STRADA

Li chiamavano imbrattatori di muri e di saracinesche, fino a riconoscerli come artisti portatori sani di contenuti sociali e politici. Poi li hanno inglobati nel graffittismo e infine riconosciuti nell’etichetta “street art”. Che ricorda un po’ lo street style legato al modo della moda, con gli stessi vizi dell’esibizionismo. Infine hanno preso i disegni dalla strada, nel vero senso della parola smembrando mura e cancellate, per collocarli all’interno del Museo della Storia di Bologna, dando vita alla prima mostra dell’arte urbana. Non sono ancora aperte le porte al pubblico di ‘Street art Banksy&Co. – L’arte allo stato urbano’, in mostra da oggi e fino al 26 giugno, che è già polemica avanzata: prima l’artista Blu ha cancellato i suoi graffiti dalle pareti della città, poi la protesta organizzata per domenica (dress code, tanto per fare riferimento alla moda di cui sopra, l’abito blu ) proprio davanti a Palazzo Pepoli sede della mostra. Il motivo è piuttosto chiaro: non si può ingabbiare un’opera destinata a tutti e creata con l’intento di essere vissuta. Se cade il muro muore anche il suo contenuto, cosicché il valore dell’oggetto artistico esiste fino al suo deterioramento. E su questo siamo tutti d’accordo. Tuttavia alla prima per la stampa non ho visto un’accozzaglia di contenuti, o una scia di scritti appiccicati, piuttosto una composizione storica e culturale di un fenomeno vivo da cinquant’anni, la cui interpretazione adesso mi pare chiara.

Ora che la vedo appoggiata alle pareti di un museo, ora che mi spiega il linguaggio dell’arte di strada, nella New York degli anni ’70 e ’80 ( in pratica una mostra nella mostra nella quale si possono vedere le opere dei più grandi graffiti writers e street artists statunitensi come Dondi White, Keith Haring e Lady Pink) e nell’Italia delle rivolte e dei centri sociali. Insomma un linguaggio decodificato, giusto per i comuni mortali, che possa rispondere a certi, lontani quesiti dell’uomo appunto di strada: “ma perché sporcano i muri con quelle scritte?”

Il mio consiglio è di godervi questa avventura, perché la mostra è bella e ci racconta emotivamente di più su certe belle battaglie. Il rischio è che qualche vero imbrattatore sogni di finire in un museo.

Street art Banksy&Co. – L’arte allo stato urbano, mostra curata da Luca Ciancabilla e Christian Omodeo

dal 19 marzo al 26 giugno Palazzo Pepoli – Museo della storia di Bologna

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | "Girl with Gasmask" | Exhibitionview: "Beyond melancholia. Sammlung Reinking | Museum für Völkerkunde Hamburg | 1" | Museum für Völkerkunde | 15.06. - 28.09.2014 | Courtesy: Sammlung Reinking / Museum für Völkerkunde Hamburg | Photo: MRpro

Banksy | “Girl with Gasmask” | Exhibitionview: “Beyond melancholia. Sammlung Reinking | Museum für Völkerkunde Hamburg | 1” | Museum für Völkerkunde | 15.06. – 28.09.2014 | Courtesy: Sammlung Reinking / Museum für Völkerkunde Hamburg | Photo: MRpro

Blu | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Blu | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

21_Blu_Senza_titolo20_Blu_Phetek19_INVADER_Rubis17_Perra_Anarchetiquette16_Banksy_Kill_People15_Banksy_Love_is_in_the_air14_Raviez_Amsterdam_de_Jaren_7013_Invader_Black_Extension12_Dran_Art_of_Buffing11_AREK_Collection_particulière

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

8_Untitled6_Untitled5_The_Death_of_Graffiti

03/18/2016 5 comments
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Maria Callas

Maria Callas apre aggi a Verona una mostra omaggio

Apre oggi a Verona The Exibition, la prima grande mostra dedicata alla Divina Callas: un riconoscimento alla carriera iniziata proprio 69 anni fa all’Arena di Verona quando il 2 agosto del 1947 debuttò con con la Gioconda di Amilcare Ponchielli. Un viaggio dunque a tutto tondo nella vita dell’artista, con 14 ricchissime sezioni che ne ripercorrono la carriera e la vita privata. La mostra, in anteprima mondiale prodotta e organizzata da Arthemisia Group, resterà aperta al Museo Opera fino al 18 settembre e poi inizierà il suo tour internazionale, da Atene a New York, da Parigi a Città del Messico. Accompagnati dalla voce della Callas vedrete filmati d’epoca, interviste, foto, oggetti a lei appartenuti, documenti, abiti e gioielli del tutto inediti, provenienti da archivi nazionali e internazionali e dallo stesso archivio personale di Maria Callas. Una delle sezioni, per l’esattezza la otto, è dedicata alla Callas icona di stile.

Il rapporto della Callas con gli abiti ecco la sezione dove trarre ispirazione

Sezione 8 – Icona di stile
Se le critiche alle performances vocali di Maria Callas sono tra il 1947 e il 1953 quasi sempre entusiastiche, i commenti sul suo aspetto estetico sono spesso sgradevoli. La Callas, con i suoi quasi 100 chili per 1 metro e 73 di altezza non è esattamente un cigno. Nell’estate del 1952 un critico, con assoluta mancanza di tatto, commentando la sua performance nell’Aida all’Arena di Verona, scrive:  “Impossibile notare la differenza tra le zampe degli elefanti e quelle di Aida”.
Tra l’estate del 1952 e la primavera del 1954 decide quindi di perdere 35 chili, trasformandosi dalla grassa cantante in un’icona di stile ed eleganza dalle sembianze divine. Questa trasformazione estetica coincide con la sua trasformazione artistica: ora a fare da supporto alla sua incredibile voce c’è anche il grande lavoro interpretativo che veicola attraverso il proprio corpo. Una crescita alla quale contribuiscono nel tempo anche grandi registi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli, con i quali sviluppa oltre ad una solida collaborazione anche una profonda amicizia.
Sarà però il legame tra Maria Callas e la sarta milanese Biki a consacrarla regina di eleganza, fino ad essere riconosciuta nel 1957 come la donna più elegante del mondo. Dall’apparizione nel 1954 della “nuova” Callas, magra, elegante e raffinata, e con l’aiuto della sarta Biki e di suo genero Alain Reynaud, ed in seguito di grandi couturier come Dior e Saint-Laurent, la Callas diventa un fenomeno di costume da imitare e idolatrare. Tra fotografie e giornali da lei personalmente custoditi spicca la cura con cui ha conservato il negativo di uno dei leggendari scatti, certamente quello più iconico, realizzati da Jerry Tiffany a New York per un servizio della casa discografica EMI nel 1958, che mette in evidenza ogni dettaglio del volto. Nelle sue pupille si legge con maggiore chiarezza rispetto alle stampe il riflesso del fotografo che la sta immortalando ed è inoltre possibile capire che sino ad oggi l’immagine è stata stampata al contrario, con lo sguardo rivolto verso destra (il negativo ci ha invece svelato che gli occhi della Callas guardavano a sinistra). L’unico servizio fotografico completo custodito dalla Callas è però quello realizzato l’11 aprile 1959 nelle sua casa milanese da Milton Greene, come regalo per il decimo anniversario di nozze con Meneghini, nel quale la cantante diventa intensa, struggente, vera come forse, in quegli anni, non è mai stata. La donna prevale sulla cantante e sulla diva, in una visione inedita che di lì a poco avrebbe ribaltato tutte le scelte artistiche e personali della sua vita.

02_Maria Callas nella sua casa milanese seduta al pianoforte, con il candelabro donatole dal teatro alla Scala, 1955 03_Bozzetto originale di BIKI (Alain Reynaud) per l'abito da concerto indossato da Maria Callas ad Amburgo il 25 ottobre 1973maria callas05_Alberto Savinio, Costume per Armida di rossini, atto II e III, Firenze, Maggio Musicale Fiorentino07_Collier comprato da Maria Callas e indossato per Il Trovatore di Giuseppe Verdi, Mexico City 195112_Maria Callas e il padre a New York nel 1945, da Epoca, 13 gennaio 195714_Maria Callas in camerino si prepara ad interpretare il ruolo di Lady Macbeth, Milano 7 dicembre 1952. Foto Farabola17_Maria Callas nella sua casa milanese per il servizio I Vestiti della Callas, da Grazia 1 giugno 1958. Fotografia di Franco Gremignani10_Maria Callas con Aristotele Onassis. La settimana Incom illustrata, 12 gennaio 196118_Maria Callas nell'opera La Traviata riceve gli applausi sul palcoscenico Palacio de Bellas Artes (Ópera Nacional), Mexico City 17 luglio 1951.09_Maria Callas come Imperatrice d’Egitto all’Imperial Ballo al Waldorf Astoria, New York 15 gennaio 195722_Ritratto fotografico di Maria Callas by Jerry Tiffany, New York 1958. Collezione Ilario Tamassia23_Ritratto fotografico di Maria Callas con dedica a Giovanni Battista Meneghini, 1947 23_Ritratto fotografico di Maria Callas con dedica a Giovanni Battista Meneghini, 194719_Nicola Benois, Figurino per Tosca (Callas), atto I, 1975. Collezione privata 19_Nicola Benois, Figurino per Tosca (Callas), atto I, 1975. Collezione privata21_Nicola Benois, Ritratto di Maria Callas in Tosca, 1975. Collezione privata

03/11/2016 5 comments
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