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E’ un viaggio che mi ha portato in fondo alle cose quello organizzato dalla Strada del vino e dei sapori del Trentino, dentro il procedere lento e concreto di chi ha un sogno protetto dalla terra. Dove la partita a carte si gioca con la natura, si vince e si perde senza possibilità di una seconda mano. “A noi è andata bene – continua Valentina davanti al Trento Doc lavorato con metodo Champenoise – siamo stati fortunati, il nostro viaggio è iniziato nel migliori dei modi ”

E allora proviamo a raccontarvelo questo viaggio fra vigne, sapori trentini e una bellissima chiesa a Lisignago, dove dal 1400 ad oggi si è celebrato un solo matrimonio. www.pfgstyle.com @visittrentino @igerstrentino @trentino_mountains @vinodolomiti @trentodoc .
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Ci si perde fra i profumi e si cammina nella storia, quella delle persone però che quando arrivi e ti salutano sanno di pane appena sfornato e di stagioni. “Per ricordare le date che riguardano i miei figli mi collego alle vendemmie o ai raccolti e così ha fatto mio padre e ancora prima mio nonno” dice Valentina Togn davanti alle mura del 1700 di Maso Poli, una generazione di vignaiuoli che ha come ultime capofila le giovani donne della famiglia e una seconda annata tutta da scoprire nei 15 ettari di terreno.

E’ un viaggio che mi ha portato in fondo alle cose quello organizzato dalla Strada del vino e dei sapori del Trentino, dentro il procedere lento e concreto di chi ha un sogno protetto dalla terra. Dove la partita a carte si gioca con la natura, si vince e si perde senza possibilità di una seconda mano. “A noi è andata bene – continua Valentina davanti al Trento Doc lavorato con metodo Champenoise – siamo stati fortunati, il nostro viaggio è iniziato nel migliori dei modi ”

E allora proviamo a raccontarvelo questo viaggio fra vigne, sapori trentini e una bellissima chiesa a Lisignago, dove dal 1400 ad oggi si è celebrato un solo matrimonio.

VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL TRENTINO

TOBLINO E SANTA MASSENZA

Ci si riflette il verde sul lago di Toblino, l’aria è tersa e se avessi avuto una coperta mi sarei messa a leggere sul prato, sorseggiando un fresco bicchiere di Chardonnay. Perché questo è ciò che potreste fare in un giorno d’estate, allentando il freno e cambiando marcia ai pensieri.

Ci troviamo nella valle dei laghi, alle nostre spalle la centrale idroelettrica di Santa Massenza che è l’impianto più potente del Trentino, scavato nella roccia a 600 metri di profondità. Non immaginatevi una bruttura che devasta il panorama al contrario, si tratta di un edificio storico ad opera dell’architetto Giovanni Muzio, lo stesso che ha progettato la sede dell’Università Cattolica a Milano e la Triennale, nonché la Basilica dell’Annunciazione a Nazareth. Fanno le visite guidate e vale la pena addentrarvi dentro, laddove l’acqua diventa energia.

Salendo più in alto a pochi chilometri dalla centrale troviamo il piccolo paese di Santa Massenza definito anche la capitale della grappa perché è il comune italiano con la più alta concentrazione di distillerie. E in effetti è molto curioso, poche anime per la strada in una giornata assolata ma è come avere la sensazione che la scoperta sia tutta nei cortili chiusi, come capita ai turisti delle grandi città.

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Entrare nella distilleria Maxentia procura la stessa sensazione che avviarsi verso il caveau di una banca, lo sai che da lì a poco aprirai un cassetto prezioso. E così è stato, quando i profumi di pane e di salumi hanno lasciato il passo alla grappa di Nosiola e alla grappa di Vino Santo, un vino passito prodotto nella Valle dei Laghi. Le uve Nosiola si pigiano solo durante la settimana santa e qui nella distilleria troviamo un antico alambicco perfettamente funzionante alimentato a legna, pensate, con licenza di esercizio ereditata dall’impero austro-ungarico.

Dopo aver degustato anche noi a sufficienza la strada riprende verso un luogo incantato. Lo vedo da lontano, in tutta la sua bellezza. Circondato dall’acqua il castello di Toblino è quello che si definisce un castello fiabesco. Ma nel senso vero del termine: secondo un’antica leggenda, infatti, 2000 anni fa ci abitavano le fate e proprio a loro fu dedicato un tempietto. Lo certifica una lapide murata nel portico del castello che l’archeologo Paolo Orsi definisce “unica nel suo genere nella realtà epigrafica romana”. La rocca cinqucentesca, che sorge su uno sperone roccioso non è visitabile al suo interno, ma se volete potete sorseggiare un buon bicchiere di vino (magari il Vino Santo Trentino Doc prodotto da uve selezionate dell’autoctona Nosiola, indimenticabile il biologico che ho assaggiato io nell’enoteca Sarica dell’azienda Pisoni, i cugini Marco e Stefano alla guida dei vigneti con produzione dal 1852) nella panoramica terrazza del bar sotto le mura. Per arrivare al castello si può percorrere la strada a piedi che costeggia il lago, lo spettacolo è davvero molto bello. Me lo immagino in primavera, avvolto ancora da una luce fredda, fra rami che sanno di profumo e di buone nuove in arrivo.

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TRENTINO. LA PIANA ROTALIANA

Tutto è pronto per la scoperta dei Masi, le biciclette assistite ci portano in luoghi meravigliosi scoprendo persone e quotidiano, fatiche e soddisfazioni. Girare la piana in bicicletta è meraviglioso, il senso di libertà che hai addosso ad ogni discesa è pari a quello dell’infanzia. Poi ci sono le risalite e qui si torna adulti in breve tempo. Se siete molto sportivi e volete attraversare queste zone in bicicletta potete scoprire gli affascinanti itinerari che propone Mountain bike Road Bike per Altopiano di Piné e Valle di Cembra (trovate tutte le indicazione su visitpinecembra.it)

Così lungo la strada provinciale 131, quella del vino per intenderci, abbiamo conosciuto le realtà di Maso Poli e Molino dei Lessi, quest’ultimo con un progetto nuovo di agricoltura a impatto zero con coltivazione di uva Johanniter che qui si coltiva senza nessuna sostanza tossica.

Dopo l’ebrezza di una bella pedalata vale la pena assaggiare i piatti tipici del territorio. Segnalo con felicità la Trattoria Vecchia Sorni, chef da ricordare Lorenzo Callegari. Qui ho scoperto il comede, uno spinacio selvatico buonissimo, impazzita per il pesce carpione con purè di patate all’erba cipollina, asparagi bianchi e salsa all’ortica. Il viaggio all’insegna dei vini riprende nella piana rotaliana definita da Cesare Battisti nel 1905 “il giardino vitato più bello d’Europa”. E aveva ragione. Qui si producono i maggiori vini trentini e qui nasce il mio amato Teroldego. Come i profumi anche i vini si legano ai ricordi, il mio risale ad alcuni anni fa quando facevo la giornalista al Mattino di Bolzano. La prima persona che conobbi in quella città fu Freddy, aveva un bicchiere di Teroldego in mano. L’amicizia che nacque tra il vino e la persona fu tutt’uno. Da allora il principe dei vini è entrato nella mia vita di degustatrice. Nella degustazione guidata di Teroldego Rotaliano, in compagnia dei produttori, ho apprezzato il Teroldego della piccola azienda agricola Redondèl nelle sue tre declinazioni: Assolto, Dannato e Beato.

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A Mezzocorona ho scoperto un’altra cosa ancora: salendo sul monte con una piccola funivia ci si trova proiettati in un altro mondo, dove non esistono auto né motorini. Solo un albergo, persone preziose e tanto silenzio. Prometto di raccontarvelo a parte perché merita una visita e un assaggio di strudel. Con un capitolo a parte su Palazzo Martini, storico edificio risalente alla seconda metà del XVII secolo.

LA VAL DI CEMBRA

Siamo arrivati di mattina nella Val di Cembra, nell’ora in cui il sole abbraccia il verde e lo colora d’oro. Il lusso qui lo individuiamo subito: sta nello spazio e nell’immensa eternità della montagna. E là, davanti a noi, distese di filari inanellati uno dopo l’altro, uno dentro l’altro. A Giovo si trova l’Opera Vitivinicola che produce il Trento doc della Val di Cembra. Qui, a Villa Corniole, ho degustato un prezioso e fresco Muller Thurgau in barricaia, poi ho effettuato il sentiero dei Vecchi mestieri nell’antica viabilità storica e visto le Piramidi di Segonzano che sembrano totem, pinnacoli di terra alti decine di metri alcuni dei quali sovrastati da un grande masso.

Nella Val di Cembra da oggi e fino al 2 luglio inizia la Rassegna del Müller-Thurgau: Vino di Montagna.

Se siete in zona non perdetevi al bellezza della Chiesa di san Leonardo che risale al 1440. Quella che vi ho citato all’inizio dell’articolo, una sola messa all’anno ma tanta storia da raccontare. All’interno si trovano preziosi affreschi che riproducono una rara rappresentazione delle tre divine persone, La Madonna della Misericordia e S.Orsola con la bandiera crociata insieme ad un coro di vergini.

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07/03/2017 0 comment
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La scrittrice slovena Alma M. Karlin, ricordarla con un viaggio a Celje dove è nata e dove ancora esiste un museo a lei dedicato.

Il libro di Barbara Trnovec, Kolumbova Hci (La figlia di Colombo), la descrive come una persona mite e pensierosa, piena di risorse e grande esploratrice. Nell’ultimo viaggio in Slovenia mi sono imbattuta, per caso, nella vita di una grande donna, una delle prime viaggiatrici del ‘900: si tratta della scrittrice Alma M. Karlin, una vita complicata e una storia, la sua, che ha insito l’impianto della sfortuna. Eppure lo sguardo, come il suo pensiero, rimangono intatti e puri di fronte alle macerie che la vita le impone, fino agli ultimi cinque anni trascorsi in completa miseria e solitudine. Ma i viaggi che effettua in giro per il mondo, a cavallo degli anni Venti prima che il Nazismo la perseguiti perché amica degli ebrei e degli inglesi catturandola nel ’41, sono la più bella descrizione del sapere attraverso l’avventura. Viaggerà da sola in ogni dove e con ogni mezzo, dalla Cina al Giappone alla Corea attraversando l’America, l’India, la Nuova Guinea e tanti altri luoghi mossa da una grande curiosità che descrisse assai bene nei diari divenuti libro, Viaggio solitario per il mondo pubblicato nel 1929. Fogli pieni di storie, battuti a macchina con la sua Erika.

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Viaggio alla scoperta di Alma M. Karlin

La città di Celje, dove nacque nel 1899, le ha dedicato una grande statua che troneggia in piazza Krek, nel centro storico, ricordandola con la valigia in mano e con il cappello a tesa larga che usava indossare sempre.  In questa cittadina ho visto la mostra permanente che ruota inforna alla vita dell’autrice dentro il Celje Museum of Recent History. Tantissimi gli oggetti e i fogli sparsi, raccolti durante il suo lungo viaggio intorno al mondo, una parte degli 850 articoli di corrispondenza, copertine di libri, manifesti e manoscritti.

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Viaggio in Slovenia alla ricerca di Alma Karlin

Il 24 novembre del 1919 Alma lascia definitamente Celje, portando qualche soldo, una macchina da scrivere e dieci dizionari di lingua auto composti. La sua ricerca parte da lì. Così, osservando alcune immagini di lei in Oriente, ho giocato su rimandi personali che in qualche modo ci accomunano: la passione per i ventagli e lo sguardo appena più lontano di ciascun sogno.

Alma Karlin is an extraordinary traveller, polyglot and writer from Celje. Nowadays she inspires artists and feminists.

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Cosa vedere a Celje

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Situata nella parte slovena dell’ex provincia di Stiria, Celje è la terza città della regione con 50.039 abitanti. Il  centro storico medievale è delizioso, le stradine possono fare da sfondo a romantiche passeggiate. Da qui vedrete il Castel vecchio: struttura del dodicesimo secolo situata sul colle sopra la città, apparteneva alla più importante famiglia feudale slovena, quella dei Conti di Cilli.

Nelle vicinanze di Celje, trovate il lago Šmartinsko jezero,  da non perdere.

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02/07/2017 0 comment
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tour in Baviera con la moto

di Cristiano “Gillo” Giliberti

Schloss Neuschwanstein. Persino Walt Disney rimase affascinato dall’aspetto f­iabesco di quell’antico maniero, costruito a picco sulla vallata in posizione dominante rispetto alla cittadina di Fussen, al punto da utilizzarlo come modello per disegnare il castello de “La bella addormentata nel bosco” nel film di animazione del ’59, e da volerlo in seguito come simbolo della Disney stessa.

E’ proprio da uno dei simboli storici della Baviera che prende il via il nostro itinerario, attraverso una regione alla quale l’inverno e il clima natalizio conferiscono un fascino se possibile ancora maggiore che in altri periodi. Tanto verde e accogliente in primavera e in estate quanto piacevole da visitare anche nella stagione fredda, la Baviera è la destinazione ideale per per un viaggio a due ruote di grande attrattiva, particolarmente indicato a quei motociclisti temerari la cui passione non conosce stagione.

tour in Baviera con la moto

La storia di Neuschwanstein e degli altri Castelli di Baviera è strettamente legata alla travagliata esistenza del principe Ludwig II di Baviera, la cui controversa vicenda venne immortalata da Luchino Visconti nel film “Ludwig” del 1973, protagonisti Helmut Berger e Romy Schneider. Cugino di primo grado di Sissi la principessa Elisabetta d’Asburgo, scomparso prematuramente in misteriose circostanze, il sovrano bavarese è considerato in assoluto il simbolo del decadentismo germanico e rimane tuttora una della figure più enigmatiche, amate e discusse della storia tedesca. Ispirato dalle tendenze culturali del proprio tempo, nell’arco del proprio breve regno Ludwig ordinò la costruzione di tre delle quattro residenze, con l’intento di rendere omaggio al mito delle antiche leggende celebrate nelle opere di Richard Wagner, che del principe fu contemporaneo e amico.

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Poco distante da Neuschwanstein troviamo il castello di Hohenschwangau, che il padre di Ludwig, Maximilian II, aveva fatto riedificare e dove il principe visse gli anni della giovinezza, mentre a qualche chilometro da Fussen, a Ettal, ecco Linderhof, l’unico dei castelli di cui Ludwig riuscì a terminare la costruzione. E’ anche il più piccolo dei quattro ed è caratterizzato dalla presenza al proprio interno di una finta grotta-teatro appositamente voluta dal sovrano per poter assistere in anteprima e come unico spettatore alle rappresentazioni di Wagner in un’atmosfera unica e straordinaria. Situato su un’isola al centro del lago Chiemsee, a circa 160 km di distanza dai primi tre, è il castello di Herrenchiemsee, raggiungibile in traghetto con imbarco a Prien: nelle intenzioni di Ludwig avrebbe dovuto surclassare per sfarzo e grandiosità persino la reggia di Versailles, ma vennero a mancare le risorse, e il progetto originale non venne mai realizzato fino in fondo.

Lasciata alle spalle Fussen e i suoi castelli, è tempo di rimettersi alla guida verso la destinazione successiva: che nel nostro caso è la strada stessa. Richiama ogni anno milioni di visitatori la Romantische Strasse, itinerario turistico tracciato negli anni ’50, considerato a ragione come una delle maggiori attrazioni turistiche della Germania. Landsberg am Lech, Augsburg, Nördlingen sono i waypoint da segnare nel navigatore, ma sarà comunque impossibile smarrirsi, dal momento che la via è ben segnalata dagli inconfondibili cartelli di colore marrone. Un percorso tutto da guidare in souplesse tra paesaggi mozzafiato, fermandosi di tanto in tanto per visitare un borgo medievale, per ammirare capolavori architettonici del barocco o per una pausa di ristoro a base di birra e bratwurst in una tipica taverna in stile bavarese.

tour in Baviera con la motoAbbandonata la Romantische in corrispondenza di Alsbach la bussola indica direzione nord-est, fino alla tappa successiva del nostro viaggio: Norimberga. Anche in questo caso il periodo invernale si rivela il più propizio per una visita: la cittadina bavarese ospita infatti ogni anno il Christkindlesmarkt, ovvero il Mercatino del Bambin Gesù, uno dei più antichi e suggestivi mercatini di Natale di tutta Europa, la cui apertura è una cerimonia particolarmente sentita da parte degli abitanti della città. Al calare della sera del primo Venerdì di Avvento è l’Angelo del Natale in persona a pronunciare dal portico del coro della Chiesa di Nostra Signora il discorso che dà il via alle celebrazioni del Natale di Norimberga. 180 sono le bancarelle del grande mercato nella Piazza Hauptmarkt ai piedi della chiesa gotica, presso le quali è possibile acquistare decorazioni natalizie realizzate artigianalmente, i tipici omini fatti di prugne secche e stoffa detti Zwetschgenmännle oppure i Lebkuchen, biscotti di pan di zenzero, o ancora gustare le caratteristiche salsiccette speziate di Norimberga.tour in Baviera con la moto

Molto belli anche gli altri mercatini disseminati per il centro cittadino: da quello allestito nella Rathaus, la Piazza del Municipio, dove trovano spazio tutte le città gemellate con Norimberga (compresa Venezia per l’Italia) a quello esclusivamente dedicato ai bambini in Hans-Sachs-Platz, dove è presente una giostra antica, un trenino decorato e uno sportello delle Deutsche Poste dedicato a ricevere le letterine indirizzate a Babbo Natale. Per tutto il periodo dell’Avvento, inoltre, il centro storico è animato da concerti di ottoni, musiche e canti natalizi. Molto particolare la cerimonia dell’8 dicembre: sono duemila i bambini che, ciascuno con la propria lanterna, attraversano il centro della città fino al castello, per la tradizionale processione delle luci.

tour in Baviera con la moto

L’ultima delle destinazioni è roba per gli spiriti più avventurosi. Il più temuto, il più affascinante di tutti: Elefantentreffen. Non esiste vero motociclista al quale questa parola non provochi un brivido di emozione. La prima edizione risale al 1956, quando nacque come raduno dedicato alle moto e ai sidecar Zundapp residuati della seconda guerra mondiale soprannominati appunto Elefanten. Col passare degli anni ha raccolto sempre più appassionati di moto di tutti i generi, fino a diventare il ritrovo di motociclisti più famoso d’Europa.

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La tradizione ne fissa la data di svolgimento all’ultimo weekend di gennaio e negli anni la location ha subìto più di una variazione: dopo il circuito del Nurburgring e quello di Salisburgo, dal 1989 ha trovato una sede stabile nella foresta di Loh-Thurmansbang, a circa 60 km da Passau, in una sorta di grande vallata chiusa affettuosamente soprannominata Hexenkessel, la conca della strega.

Per la difficoltà di raggiungerne la sede e per le condizioni climatiche sovente proibitive è considerato il motoraduno per eccellenza, con presenze nell’ordine di tre-quattromila persone ogni anno, provenienti da tutta Europa. Chiunque ci sia stato racconta di epiche cavalcate attraverso la tormenta, svalicando passi dal fondo innevato, con seri problemi talvolta persino a orientarsi per arrivare a destinazione, che è volutamente poco segnalata e ardua da trovare. L’organizzazione mette a disposizione dei partecipanti grandi quantitativi di paglia sulla quale montare le tende e di legna da ardere per riscaldarsi, oltre naturalmente alla birra, che nei tre giorni dell’evento scorre immancabilmente a fiumi.

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Nell’intento di riportare l’Elefantentreffen al suo originario spirito avventuroso, a partire dall’edizione del 2016 sono state fissate regole precise sia per quanto riguarda i mezzi ammessi all’accesso nella “Buca”, sia per la sistemazione: niente più baracche e stufe montate nei giorni precedenti, né tantomeno furgoni di appoggio, ma solo moto, tende e l’entusiasmo dei veri pionieri. Partecipare all’Elefanten non è certo impresa da affrontare in maniera improvvisata: necessita di un’adeguata preparazione, ma lo spettacolo della grande distesa di falò che illuminano la notte bavarese, insieme alla sensazione di appartenenza a una grande comunità di appassionati ripagano ampiamente ogni fatica del viaggio.

Dove Dormire

Hotel Sommer  ****

Indirizzo: Weidachstraße 74,
87629 Füssen, Germania

Telefono:+49 8362 91470

www.hotelsommer.de

Hotel Schlosskrone  ****

Indirizzo: Prinzregentenpl. 4,
87629 Füssen, Germania

Telefono:+49 8362 930180

www.schlosskrone.de

HOTEL DEUTSCHER KAISER ***

Indirizzo: Königstraße 55,

90402 Nürnberg, Germania

Telefono:+49 911 242660

www.deutscherkaiser-hotel.de

Hotel Vosteen ***

Indirizzo: Lindenaststraße 12,

90409 Nürnberg, Germania

Telefono:+49 911 95512330

http://www.hotel-vosteen.de

Sonnenhügel  **

Indirizzo: Bayerweg 65,
94379 St. Englmar, Germania

Telefono:+49 9965 290

www.sonnen-huegel.de/

Da Visitare

schloss neuschwanstein e castelli di baviera
neuschwansteinstraße 20, 87645 schwangau
www.neuschwanstein.de

apertura: la biglietteria si trova ai piedi del castello ed è aperta
dalle 8 alle 17 (aprile-metà ottobre)
dalle 9 alle 15 (metà ottobre-marzo)

chiusura: 1 gennaio, 24, 25 e 31 dicembre
mercatini di natale norimberga

congress- und tourismus-zentrale nürnberg
frauentorgraben 3/iv
90443 nürnberg
telefono: +49 (0)911 2336-0
fax: +49 (0)911 2336-166
e-mail: tourismus@nuernberg.de
homepage: http://www.tourismus.nuernberg.de

elefantentreffen

bvdm 60. elefantentreffen
dal 29. – 31.01.2016.
loh, solla – thurmansbang
foresta bavarese
https://www.bvdm.de/index.php?id=47&lang=6

ROAD BOOK

 

Füssen, Germania

0

 
Landsberg am Lech, Germania

66,6

66,6

Augusta, Germania

44,5

111,1

Nördlingen, Germania

78,6

189,7

Ansbach, Germania

64,9

254,6

Norimberga, Germania

43,7

298,3

Cham, Germania

163

461,3

Sankt Englmar, Germania

32,8

494,1

Thurmansbang, Germania

71,2

565,3

Prien am Chiemsee, Germania

177

742,3

 

Cristiano “Gillo” Giliberti.

Bolognese, classe 1971. Buongustaio, blogger, amante dei viaggi in moto e della musica rock, cuoco per divertimento. Coniuga la passione per la scrittura con quella per la buona tavola raccontando con occhio disincantato e ironico il mondo del food e le sue tendenze nel blog The Foodie Fighter. (thefoodiefighter.wordpress.com)

12/14/2016 0 comment
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Alexander Museum Hotel

di Alessandra Lepri

Alexander Museum Palace Hotel. L’Arte figurativa troppo spesso è vissuta con un atteggiamento accademico, frutto dell’inveterato ossequio della tradizione scolastica verso le opere, vissute come intoccabili e distanti dalla vita di tutti i giorni. Negli ultimi anni si sta tuttavia assistendo a un progressivo superamento di questa sorta di “feticismo” museale, e ci si approccia al mondo dell’arte con più naturalezza. Il merito di avere incuriosito e avvicinato il grande pubblico all’Arte va a certi critici che traducono con un linguaggio più comprensibile l’esegesi delle opere e a veri e propri “Mecenate” dei nostri tempi, che permettono di vivere, anche se solo per una notte, un contatto ravvicinato con la grande Arte. Il Conte Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfusina, proprietario e anima creativa dell’originale albergo, ha fuso mirabilmente la provenienza dal settore alberghiero (è titolare della catena Vip Hotels) con la grande passione per l’Arte Contemporanea. Il risultato è una struttura ricettiva che trascende la sua pura funzionalità per diventare una galleria, uno strumento polifonico che racconta il genio dei grandi interpreti delle arti figurative e permette all’ospite di vivere un’esperienza unica a contatto diretto con l’arte. 

Alexander Museum palace hotel

Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro, ovvero una “performance permanente” di Arte Contemporanea.

Frutto di un’opera di vigoroso restyling strutturale, l’Alexander Museum Palace si sviluppa su nove piani e si affaccia direttamente sul mare. E’ come una immensa tela bianca e neutra (pavimenti e muri sono rigorosamente bianchi) sulla quale artisti di fama internazionale o grandi talenti emergenti, hanno posto la loro firma, realizzando le camere e le sale. Per quattro anni l’hotel è stato un laboratorio di creatività a più mani che ha coinvolto pittori, fotografi, scultori come Sandro Chia, Antonio Ricci, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, solo per citarne alcuni. Sessantatre le camere, microcosmi di arte uniti in un’unica struttura. I corridoi sono come gallerie, le porte chiuse come quadri che riportano, oltre al numero, il nome dell’artista e dell’opera, e sono esse stesse decorate, dando già un’anticipazione dell’allestimento. Nel piano seminterrato, la cosiddetta “sala degli specchi” è allestito un grande spazio per le mostre temporanee ed eventi, oltre alla vendita delle opere d’arte in esposizione e delle pubblicazioni firmate dallo stesso proprietario, Alessandro “Nani” (per gli amici) Marcucci Pinoli.

L’hotel realizza il sogno di rendere l’arte fruibile a tutti, e di renderla disciplina “applicata” e non soltanto fine a se stessa, così come la Storia l’ha stigmatizzata troppo a lungo. Gli artisti che hanno concorso a creare questa originale struttura sono stati selezionati e segnalati da importanti personalità del mondo dell’arte come Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio, Marisa Vescovo, Armando Ginesi, Achille Bonito Oliva. Il committente non ha posto limiti alla creatività e alle tecniche, ha assegnato le stanze, lasciando trasformare non solo le pareti, ma anche gli arredi, i bagni, le luci.
Altro aspetto innovativo la modalità di prenotazione. Attraverso il sito internet l’ospite può visionare solo le porte e scegliere la camera o addirittura vivere l’esperienza di provare più stanze.

Alexander Museum Palace Hotel
Viale Trieste 20, Pesaro
tel 0721 34.441 / 64750
fax 0721 30.550
e mail: alexandermuseum@viphotels.it
www.alexander-museum.it
www.viphotels.it
www.nani-faivivere.it

07/06/2016 0 comment
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PFGSTYLE TRAVEL

STREET ART DA BANKSY A BLU PASSANDO PER KEITH HARING E LADY PINK. UNA MOSTRA A BOLOGNA CELEBRA L’ARTE DI STRADA

Li chiamavano imbrattatori di muri e di saracinesche, fino a riconoscerli come artisti portatori sani di contenuti sociali e politici. Poi li hanno inglobati nel graffittismo e infine riconosciuti nell’etichetta “street art”. Che ricorda un po’ lo street style legato al modo della moda, con gli stessi vizi dell’esibizionismo. Infine hanno preso i disegni dalla strada, nel vero senso della parola smembrando mura e cancellate, per collocarli all’interno del Museo della Storia di Bologna, dando vita alla prima mostra dell’arte urbana. Non sono ancora aperte le porte al pubblico di ‘Street art Banksy&Co. – L’arte allo stato urbano’, in mostra da oggi e fino al 26 giugno, che è già polemica avanzata: prima l’artista Blu ha cancellato i suoi graffiti dalle pareti della città, poi la protesta organizzata per domenica (dress code, tanto per fare riferimento alla moda di cui sopra, l’abito blu ) proprio davanti a Palazzo Pepoli sede della mostra. Il motivo è piuttosto chiaro: non si può ingabbiare un’opera destinata a tutti e creata con l’intento di essere vissuta. Se cade il muro muore anche il suo contenuto, cosicché il valore dell’oggetto artistico esiste fino al suo deterioramento. E su questo siamo tutti d’accordo. Tuttavia alla prima per la stampa non ho visto un’accozzaglia di contenuti, o una scia di scritti appiccicati, piuttosto una composizione storica e culturale di un fenomeno vivo da cinquant’anni, la cui interpretazione adesso mi pare chiara.

Ora che la vedo appoggiata alle pareti di un museo, ora che mi spiega il linguaggio dell’arte di strada, nella New York degli anni ’70 e ’80 ( in pratica una mostra nella mostra nella quale si possono vedere le opere dei più grandi graffiti writers e street artists statunitensi come Dondi White, Keith Haring e Lady Pink) e nell’Italia delle rivolte e dei centri sociali. Insomma un linguaggio decodificato, giusto per i comuni mortali, che possa rispondere a certi, lontani quesiti dell’uomo appunto di strada: “ma perché sporcano i muri con quelle scritte?”

Il mio consiglio è di godervi questa avventura, perché la mostra è bella e ci racconta emotivamente di più su certe belle battaglie. Il rischio è che qualche vero imbrattatore sogni di finire in un museo.

Street art Banksy&Co. – L’arte allo stato urbano, mostra curata da Luca Ciancabilla e Christian Omodeo

dal 19 marzo al 26 giugno Palazzo Pepoli – Museo della storia di Bologna

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Banksy | "Girl with Gasmask" | Exhibitionview: "Beyond melancholia. Sammlung Reinking | Museum für Völkerkunde Hamburg | 1" | Museum für Völkerkunde | 15.06. - 28.09.2014 | Courtesy: Sammlung Reinking / Museum für Völkerkunde Hamburg | Photo: MRpro

Banksy | “Girl with Gasmask” | Exhibitionview: “Beyond melancholia. Sammlung Reinking | Museum für Völkerkunde Hamburg | 1” | Museum für Völkerkunde | 15.06. – 28.09.2014 | Courtesy: Sammlung Reinking / Museum für Völkerkunde Hamburg | Photo: MRpro

Blu | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

Blu | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

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Banksy | Courtesy: Sammlung Reinking | Photo: Joachim Fliegner

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03/18/2016 5 comments
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Val Pusteria

Dolomiten Welness Mirabell, il mio soggiorno in Val Pusteria

È neve, magia. Silenzio e lunghe camminate: la Val Pusteria ti regala scenari fiabeschi dove spingere l’immaginazione a mille o restare seduta ad aspettare la luna. Ma anche piste sulle quali sciare, o praticare divertentissimi sport dallo sci di fondo alla discesa con il blokl, una sorta di slittino composto da uno sci situato sotto uno sgabello. Ad Anterselva ho addirittura visto, per la prima volta, i campionati nazionali di Biathlon, una disciplina olimpica dove i partecipanti competono in due specialità, il tiro a segno con la carabina e lo sci di fondo. Devo dirvi davvero spettacolare.

Dolomiten Welness Mirabell a Valdaora

Valdaora si trova in Trentino Alto Adige, ai piedi del Plan de Corones circondata dalla Dolomiti di Braies. Durante il mio soggiorno ho dormito Dolomiten Welness Mirabell, struttura a cinque stelle, 60 spaziose camere spaziose più 8 suites di 55mq, situata in una posizione davvero strategica. La proprietaria, Judith Agstner, che vedete sotto nella foto insieme alla figlia, ci riceve vestita con il Dirndl, l’abito femminile tipico del Tirolo.

Hoel MirabellCon lei inizi a capire la filosofia che muove le giornate al Mirabell: ““Volevo proporre un ambiente di montagna, caratterizzare l’hotel per quello che è, perciò ho puntato sulla vetrate molto ampie che consentono agli ospiti di ammirare i panorami, di sentirsi parte dell’ambiente che li circonda – ci spiega Judith, che ha continuato l’attività alberghiera della madre rilevando l’hotel e trasformandolo nell’attuale struttura di lusso – ho scelto di inserire negli ambienti le stufe caratteristiche dei nostri territori, quella in sala è la stube originale del comune di San Candido. Ma ho anche dato particolare attenzione alla cucina e ai prodotti che somministriamo ai clienti. Scegliamo il chilometro zero e molte cose le facciamo noi, dal burro alla pasta, ai dolci. Serviamo prodotti del nostro orto e compriamo la carne dai macellai della nostra zona”. Per gli sciatori una navetta gratuita vi porterà dall’hotel alle funivie di Plan de Corones, che fanno parte dell’area Dolomiti Superski. La vicinanza con il comprensorio delle Dolomiti di Sesto garantiscono quasi 200 km di piste, da qui si parte anche per la Sellaronda un tour lungo 40 chilometri che collega quattro valli ladine e conduce attorno al Gruppo del Sella.

 

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Se amate sciare ma anche rilassarvi questo è l’hotel per voi. L’area benessere è composta da un piscina interna e da una esterna riscaldata che resta aperta fino alle otto di sera. Fare il bagno sotto la luna con la neve che ti circonda è da sempre uno dei miei momenti preferiti. L”area beauty si estende allo spazio benessere con la Spa Aurora, una intera sezione dedicata all’ayurveda, con la possibilità di seguire una dieta Logie, e l’analisi della salute attraverso l’iride.

 

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Ma la vera chicca dell’Hotel Mirabell è sicuramente la cucina. Oltre alla qualità dei cibi, si usano prodotti a chilometro zero o provenienti dall’orto, il menu offre quattro diverse proposte per ogni tipologia di piatto che spazia dagli antipasti ai primi ai secondi e al dolce. Non c’è bisogno di arrovellarsi scegliendo una portata piuttosto che un’ altra, qui potete mangiare di tutto e assaggiare ogni cosa: due primi, quattro secondi, tre dolci e via dicendo. Ho trovato questo sistema davvero gradevole, non dover fare i conti con le pietanze mi ha permesso di mangiare bene assaporando i manicaretti dello chef Ulrich Plankensteiner, da 26 anni ai fornelli del Mirabell, che vedete sotto nella foto.

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Cibo che si può smaltire sulle piste oppure visitando i dintorni. Noi di pfgstyletravel siamo andati a vedere lo spettacolare Museo di Messner progettato dall’architetto Zaha Hadid Si prende la funivia fino al Plan de Corones, a quota oltre 2200 metri, si cammina qualche minuto e si arriva in faccia al MMM Corones, una delle sei sedi che compongono il Messner Mountain Museum. Le vetrate del museo restituiscono le immagini dell’infanzia di Reinhold Messner, le Odle e il Pilastro centrale del Sasso di santa Croce, così come i ghiacciai granitici che sovrastano la valle Aurina. È proprio qui che la Tim ha girato lo spot con fabio Fabio, come mi avete fatto notare mentre pubblicavo le foto su Instagram.

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E la notte ci si riposa nella stanza ampia e confortevole. Una stube di maiolica, un salottino dove rilassarsi e una terrazza dove prendere il sole la mattina.

02/04/2016 0 comment
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pfgstyle travel, patrizia finucci gallo, hotel LaVal, Svizzera

Vacanze sulla neve: l’Hotel LaVal a Brigels ottiene il nostro Cilindro Dandy. unnamed

 

di Patrizia Finucci Gallo

Ci si arriva da Milano in due ore e mezzo attraverso il passo del Lucomagno, gioiello paesaggistico dove Federico Barbarossa oltrepassò le Alpi per calare in Italia. Un valico adatto a persone che non hanno fretta, a quelli che, come noi, si muovono verso il tempo in un delizioso incrocio di attese e di risposte. Per tutti gli altri, quelli che vanno veloci intendo, c’è il passo del San Bernardino. Percorrendo paesini innevati e godendo di viste mozzafiato siamo giunti a Brigels, nel cantone dei Grigioni a 1300 metri di altitudine, la località svizzera che offre più sole all’anno e che ospita la foresta vergine di abeti rossi più alta d’Europa. Tutto intorno l’atmosfera è seducente, siamo lontani dalla mondanità e dalla confusione: anzi, a dirla tutta, è proprio in quest’area che gli sciatori amanti di un certo allure si muovono su 75 chilometri di piste, 25 chilometri di anelli da fondo. E, per gli appassionati di golf, c’è un campo a nove buche nel vicino altipiano Tschuppina.

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Proprio qui sorge l’Hotel La Val Bergspa, inaugurato nel 2010 con 33 camere e suite, proprietari Susan e Chris Faber. Una struttura di grande fascino, che rimanda agli chalet svizzeri che vedi nelle cartoline, quelli con il caminetto acceso nella biblioteca, i colori caldi delle abat – jour  e le finestre ampie a incorniciare paesaggi innevati. “Abbiamo voluto in qualche modo investire sulla storia dei nostri luoghi – spiega Chris Faber – utilizzando legno e pietra per rendere armonica la costruzione con la natura che la circonda. Ma anche ricordare la nostra lingua scrivendo frasi in romancio su paralumi e  porte”. Qui il lusso è privo di ostentazione. Raccolto e finalizzato alla fruizione delle cose, ci regala un mood esperienziale abbastanza incline alla moderna mindfulness.

All’Hotel LaVal abbiamo dato il nostro Cilindro Dandy, un punteggio di merito come “locale d’autore” indicato per viaggiatori dandy. Ha saputo coniugare riservatezza ed eleganza ad un sano principio di benessere corpo e mente.

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Fiore all’occhiello di questo hotel a quattro stelle è la SPA di 500 mq, con pareti in quarzite di Vals lavorata in modo grezzo  che ha ottenuto nel 2012 il prestigioso premio Senses Award come “World’s Best Alpine Spa”. Potete fare eccellenti trattamenti con prodotti della linea St. Barth, Thalgo e Jacqueline Piotaz. Io ho provato quello per il viso con pulizia e maschera rassodante. ma anche rilassarvi con la sauna finlandese o quella alle erbe, le docce emozionali, due bagni turchi, una vasca wellness con acqua a 31 gradi e idromassaggio integrato.

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La scelta del cibo rientra nell’alto livello di tutto il progetto, sia nel ristorante Ustria Miracla che nell’attiguo bistrò Rubi se si vuole una cena più veloce. Lo chef Rudolf Müller, 52 anni, si ispira alla cucina mediterranea con virtuosismi grigionesi, proponendo ingredienti biologici, carne locale, cucina con olio d’oliva e senza burro. Un impianto mentale che gli è valso 15 punti della Gault & Millau Suisse, in pratica il nostro Gambero Rosso. Per quanto mi riguarda ho apprezzato i ravioli di ricotta e formaggio d’Alpe Grigionese, l’entrecote di Brigelser manzo con verdurine rosolate e risotto di Fregula. Per finire, parfait di arance e Grand Marnier con insalatina e sorbetto croccante al miele. Ci ha accompagnato la garbata professionalità del restaurant manager Raffaele D’Ezio, italiano esperto sommelier, che mi ha fatto scoprire il Pecorino, vino abruzzese, vitigno di Arquata del Tronto messo a dimora dai frati francescani riscoperto e valorizzato in questi ultimi anni. Nel pomeriggio siamo stati rapiti dal profumo di aromi che si sprigiona nell’area tea time, con torte dai nomi evocativi come Forêt noir e pasticceria a base di flan, mignon e gustose éclair preparati dal pasticcere francese Arnold Laurent, originario di Reims.

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pfgstyle travel, patrizia finucci gallo, hotel LaVal, Svizzera

Arnold Laurent ei suoi dolci

Hotel La Val, Brigels, Switzerland - TerraceLa sera a Brugels è bellissima, sembra di vivere in una fiaba. Le luci delle case intorno si accendono e illuminano i tetti innevati. Dalla nostra camera, molto ampia e con una bella terrazza, abbiamo visto le stelle. Sembrava possibile toccare il cielo, tanto era limpido e immenso.  In questi casi non servono le parole. Il silenzio è molto più eloquente.

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Vacanze sulla neve: l’Hotel LaVal a Brigles ottiene il nostro Cilindro Dandy. Ecco cosa ci è piaciuto.

Prima di tutto l’atmosfera che si respira: pellami morbidi, legno di recupero nelle stanze e pietra naturale dei Grigioni, lampade con poesie in romancio sui paralumi, libri da leggere davanti al camino acceso, una ricca selezione di distillati e un silenzio compito e rispettoso. Poi quella sensazione di benessere che si ha in casa propria unita alla bellezza di uno chalet d’inverno in mezzo al bosco. Infine il fantastico fumoir, con tanto di libri inglesi e sigari LaVal.

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Grazie a: Hotel LaVal
01/05/2016 0 comment
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Dormire da Liz Taylor

La casa dove vive parla un po’ di sé e molto di Elisabeth Taylor. Tant’è che fra i suoi prossimi obiettivi c’è quello di mettere a punto un museo con tutta la sua storia, legata a stretto filo con una delle attrici più amate di Hollywood. Marina Castelnuovo, la sosia ufficiale di Liz Taylor, ci ha aperto le porte di casa propria mostrandoci come si dorme da  Liz.

QUI se vuoi leggere l’intervista a Marina Castelnuovo la sosia 

Dormire da Liz Taylor

È da quella scritta davanti al cancello che capisci dove sei finito: Villa Liz, a pochi chilometri da Varese, non è proprio  un’abitazione hollywoodiana come quella di Elisabeth, tuttavia il mood che si respira ha a che fare con piume, struzzi e calde atmosfere regalate da pezzi di design. Al piano di sotto una stanza armadio, costruita come una cassaforte, racchiude gli abiti di scena che cuciono su Marina Castelnuovo la sua seconda vita. Quella della star. «Sì, è un’oasi di pace che in parte ho destinato a bed & breakfast, ci racconta Marina, è un luogo ideale immerso nel verde dove trascorrere qualche giorno di vacanza e visitare i dintorni. Oppure un appoggio per chi deve raggiungere velocemente la città di Milano per lavoro. Ho intenzione di destinare un’area della casa a museo, le persone che vengono qui vogliono anche una storia. E io ne ho da raccontare». Le camere si trovano tutte al piano terreno e si affacciano sull’ampio parco della villa. 85 euro per la doppia non sono tanti se poi ci aggiungi un caffè con Liz!

Bed & Breakfast Villa Liz

Via F.Londonio 37 Varese

Tel: 0332-241341 e mail info@villaliz.it

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12/18/2015 0 comment
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Terme Slovenia

Terme della Slovenia, prima tappa del tour: Portorose

di PATRIZIA FINUCCI GALLO

Lo scopo del lavoro, sosteneva Aristotele, è quello di guadagnarsi il tempo libero. Rilassamento, benessere, tranquillità. Noi di pfgstyle travel abbiamo visitato alcuni fra gli stabilimenti termali più importanti della Slovenia. In questi luoghi troverete panorami straordinari, pieni di verde e di sapori antichi. Molte zone sono rimaste intatte, lontane da costruzioni folli, le campagne e i boschi sono spettacolari. In inverno la magia dei profumi, i mercatini e i colori del Natale rendono davvero affascinante un percorso di benessere, studiato per godere delle acque termali calde a cielo aperto. Anche con i gradi che rasentano lo zero.

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Terme della Slovenia, prima tappa del tour: Portorose – Life Class Hotels & Spa

Raggiungere Portorose è molto facile, pochi chilometri dopo Trieste e già vi trovate in terra istriana. Al confine potete acquistare un bollino valido per il transito in tutte le autostrade. Una volta giunti a destinazione vedrete le acque limpide del Golfo di Pirano e godrete di un clima mediterraneo dal profumo di sale. Nelle vicinanze di Portorose ci sono infatti le Saline di Sicciole, un parco naturale di 700 ettari di estensione, dove ancora oggi si produce il sale che potete poi acquistare. All’interno, percorrendo le distanze e godendovi la natura in bicicletta, visitate il museo che illustra l’arte, la vita e il lavoro dei salinai nel corso dei secoli fino ai giorni nostri.

Terme Slovenia

Portorose era conosciuta già nel lontano tredicesimo secolo per le sue importanti proprietà benefiche: i frati del Monastero di San Lorenzo curavano la tubercolosi, le malattie reumatiche e l’obesità utilizzando l’acqua marina e la salamoia. Una modalità adottata nel 1879 anche dal medico di Pirano, Giovanni Lugniani, il quale era solito rimediare ai reumatismi con gli impacchi di fanghi salini. La tradizione termale lunga diversi secoli continua ad affascinare i turisti.

Terme Sloveniawai-thai-vip-roomIl mio soggiorno ha avuto inizio nella catena LifeClassHotels & Resort, un complesso alberghiero che offre diverse tipologie di accoglienza, compreso l’Active-Wellness dell’Hotel Apollo, un vero centro di rilassamento mente e corpo con cucina macrobiotica e camere spaziose per praticare yoga e stretching. Giusto il tempo di posare i bagagli e sistemare i vestiti nell’armadio che già un appuntamento mi stava reclamando. Il piacere di entrare nel tempio thailandese del benessere WaiThai dell’Hotel Riviera era assoluto. Quando le porte rosse si sono aperte sono stata accolta da un profumo di spezie e di tisane calde, le luci morbide e i colori della sala ricordavano i luoghi dell’Estremo Oriente, con un certo gusto mistico creato dal maestro di arti decorative Ivo Kisov.

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Nella sala al piano di sopra ho sperimentato il massaggio tradizionale tailandese Nuad Bo Rarn che raccoglie in sé il sapere dello yoga indiano, dell’agopuntura e chiropratica cinesi e dello shiatsu giapponese. Al massimo del rilassamento sono tornata in camera, ho pranzato guardando il mare dal salottino della mia camera e ho dormito con la mente svuotata.

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L’indomani ho aperto gli occhi verso un sole magnifico, il profumo dell’aria frizzante metteva decisamente di buon umore. Ho fatto due passi a piedi e ho raggiunto il complesso di piscine. Mi sono immersa in uno specchio d’acqua con Mare Primordiale termale: proprio così, l’acqua proviene da una sorgente profonda e purissima, che ha mantenuto intatti i termominerali presenti 42 mila anni fa. Immergersi fa effetto, l’acqua è molto leggera e si ha la sensazione che ti avvolga come una coperta. Inutile dire che il rilassamento è totale. Una volta uscita dalle piscine puoi beneficiare del Sauna Park, 7 tipi di sauna (bagno al vapore marino, sauna saracena, finlandese, thalasso sauna tepidarium, alle erbe e laconium) su 1.000 mq di superficie.

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Al centro fitness invece ho scoperto lo scrub al sale marino e i fanghi di bellezza salini, una pelle così levigata dà un senso di straordinario benessere fisico.

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Cosa mangiare:

Assaggiate il branzino di Pirano cotto nel sale e la torta Fior di Sale nella pasticceria Café Centrale.

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Cosa vedere:

Pirano, le saline di Sicciole 

Dove dormire:

Grand Hotel Portoroz se amate il luxury, questo hotel è direttamente collegato con il Centro Benessere.

Active Wellness Hotel Apollo, 4 stelle superior è un complesso nuovissimo con 87 camere. Tutta la filosfia di questa struttura è incentrata sul bensessere, con offerte culinarie basate su prodotti locali e petite macrobiotica. Ogni piano dell’albergo è stato ispirato a un’erba aromatica.

Hotel Riviera, se ami i trattamenti thailandesi, dispone di piscina all’interno con acqua di mare.

Hotel Slovenija, se volete godervi una fantastica vista sul Golfo, ha un elegante ristorante e al suo interno e 16 suite.

Hotel Neptun e Hotel Mirna se avete figli e vi piace la tranquillità si distinguono per le camere spaziose e confortevoli. 

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Lascio il mare con un tramonto di buon auspicio, so che domani mi sveglierò nell’entroterra della Slovenia, fra distese di verde e terme secolari. Il mio viaggio prosegue verso Krka (…continua)

12/14/2015 0 comment
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Natale in Puglia

di MARIA CRISTINA SCHIAVONE.

Da una terra rossiccia al centro di tre provincie, Bari, Taranto e Brindisi, emergono i coni grigi dei trulli, che si innalzano verso il cielo azzurro di questa splendida regione, la Puglia. Questo è il cuore della Valle d’Itria, nel tacco d’Italia, dove le tradizioni sono ancora vive e molto radicate. Una terra ricca e generosa, un popolo accogliente e un cibo saporito e genuino come una volta. L’enogastronomia è un grande richiamo turistico, qui si mettono ancora in tavola le ricette tradizionali, orecchiette al sugo con cacioricotta, fave e foglie, braciole di carne, caciocavalli saporitissimi e salumi così teneri che sembrano sciogliersi in bocca, accompagnati da ottimi vini come quelli di Martina Franca e Locorotondo, esclusivamente Doc. Le fanno da cornice le città bianche di Martina Franca, Locorotondo, Alberobello e Cisternino, con i loro vicoli stretti e contorti. E i vicini mari Ionio e Adriatico.

Tra le tradizioni rimaste immutate c’è quella del presepe vivente, durante le festività natalizie. Ovunque voi andiate ne troverete di certo qualcuno, ma io amo particolarmente quello della contrada di Figazzano a Cisternino. Ci si immerge in campagna in un percorso che può durare anche alcune ore. Di trullo in trullo, scopriamo quei mestieri ormai scomparsi: il vasaro, l’ombrellaio, le donne che ricamano a telaio o fanno a mano le orecchiette, o ancora la rappresentazione in abiti d’epoca di una festa di nozze. Per i viottoli, invece, puoi imbatterti nel fabbro ferraio o nel contadino che costruisce i “pareti”, muretti di pietre senza null’altro, che servono a dividere i terreni. Un tuffo nel passato e un recupero di mestieri perduti. Non c’è da annoiarsi, mai, in nessuna stagione dell’anno, in Puglia.

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Natale in Puglia, la Valle dell’Itria

Nella magica Valle d’Itria, antiche dimore rurali, masserie d’antan e agglomerati di trulli sono stati riportati a nuova vita, trasformati in hotel di charme, bed and breakfast o agriturismo. La scelta è davvero ampia. Un luogo a me caro è la Masseria Madonna dell’Arco, i cui allevamenti di bestiame erano curati da mio zio, veterinario. Si trova lungo la strada tra Martina Franca e Locorotondo, al centro di vari ettari di terreno. Sono stati ricavati dei piccoli appartamenti all’interno dei trulli, freschi in estate e caldi in inverno, arredati in modo rustico per non perdere il filo della memoria. Nell’aia centrale si può scorrazzare liberamente e una grande piscina consente di rinfrescarsi nelle giornate più calde. Il ristorante serve piatti tradizionali, realizzati con le materie prime coltivate e prodotte in loco, che gli ospiti possono trovare nel punto vendita all’interno della masseria per portare a casa un pezzetto di Puglia. Un luogo rilassante, punto di partenza per scoprire i dintorni, un tornare alle origini e godere in toto della vacanza.

Natale in Puglia, i piatti da assaggiare

La sera della Vigilia è tradizione mangiare di magro, orecchiette alle cime di rapa o cavatelli ai frutti di mare, baccalà fritto, pettole dolci o salate, panzerotti ripieni, frutta secca e cartellate, dolci ricoperti di miele.

Il pranzo di Natale di solito inizia con tortellini in brodo, agnello al forno con le patate, tanti contorni e ancora cartellate con il miele e i porceduzzi, piccole palline di pasta fritta messi in forma conica e ricoperti di miele e tanti confettini colorati.

Orecchiette alle cime di rapa
In una pentola di acqua bollente si buttano le orecchiette, a metà tempo di cottura si immergono le cimette di rape, in modo che terminino la cottura insieme. Si scolano senza passare sotto acuqa corrente. In un pentolino si fa scaldare un dito d’olio e si mette uno spicchio di aglio appena rosolato, si mettono dei filetti di alici e a piacere un po’ di peperoncino, spegnendo subito il fuoco. Si versa il soffritto sulla pasta e si serve immediatamente.

Pettole
Impasto di farina, sale qb, acqua e lievito.
L’impasto deve risultare morbido, quasi liquido. Friggere in olio bollente forme di pasta a caso. Appena scolate si rotolano nello zucchero semolato.

La variante salata prevede nell’impasto pezzettini di olive nere, filetti di acciughe e anche pomodorini a pezzetti, senza aggiungere zucchero dopo la cottura.

Masseria Madonna dell’Arco
Via Madonna dell’Arco Zona M 89
74015 Martina Franca (TA)
Tel: 0804805135
Cell: 3356261831
info@masseriamadonnadellarco.it
www.masseriamadonnadellarco.it

di MARIA CRISTINA SCHIAVONE

MARIA CRISTINA SCHIAVONE. Non posso definirmi se non come una creativa. In ogni campo della mia vita mi piace mescolare, iniziando dalla cucina per finire ai miei bijoux, ai miei bouquet gioiello e ora agli eventi che creo.

12/13/2015 0 comment
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